[NUMERO DI CAPITOLETTI]
463
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FAVOLE DI ESOPO
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TITOLO ........ (1)
INDICE ........ (2)
I DUE CANI ... (3)
I DUE SCARABEI ... (7)
I LADRI E IL GALLO ... (11)
I LUPI E LE PECORE ... (15)
I VIANDANTI E IL CORVO ... (19)
I VIANDANTI E L'ORSO ... (22)
IL CAMMELLO BALLERINO ... (26)
IL CAMMELLO E ZEUS ... (27)
IL CAMMELLO VISTO PER LA PRIMA VOLTA ... (30)
IL CANE E IL MACELLAIO ... (33)
IL CANE E LA CONCHIGLIA ... (36)
IL CANE E LA LEPRE ... (39)
IL CASTORO ... (47)
IL CERBIATTO E IL CERVO ... (50)
IL CERVO ALLA FONTE E IL LEONE ... (58)
IL CERVO E LA VITE ... (63)
IL CIECO ... (71)
IL CIGNO E IL SUO PADRONE ... (73)
IL CIGNO PRESO PER UN'OCA ... (77)
IL CINGHIALE E LA VOLPE ... (81)
IL CINGHIALE, IL CAVALLO E IL CACCIATORE ... (84)
IL CITAREDO ... (87)
IL CORVO E LA VOLPE ... (89)
IL CORVO MALATO ... (93)
IL DEBITORE ATENIESE ... (100)
IL DEPOSITARIO E IL GIURAMENTO ... (105)
IL FABBRO E IL SUO CANE ... (110)
IL GRACCHIO E I CORVI ... (112)
IL GRACCHIO E LA VOLPE ... (115)
IL GRANCHIO E LA VOLPE ... (117)
IL GRANCHIO E SUA MADRE ... (125)
IL LEONE CHE EBBE PAURA D'UN TOPO E LA VOLPE ... (127)
IL LEONE E IL CINGHIALE ... (129)
IL LEONE E IL TOPO ... (132)
IL LEONE E IL TORO ... (136)
IL LEONE E L'ONAGRO ... (139)
IL LEONE E L'ASINO ... (142)
IL LEONE INFURIATO E IL CERVO ... (150)
IL LEONE, LA VOLPE E IL CERVO ... (152)
IL LEONE, L'ORSO E LA VOLPE ... (159)
IL LEONE, L'ASINO E LA VOLPE ... (165)
IL LUPO E IL PASTORE ... (168)
IL LUPO E L'AGNELLINO RIFUGIATO NEL TEMPIO ... (172)
IL LUPO E L'AGNELLO ... (174)
IL LUPO SAZIO E LA PECORA ... (177)
IL MALATO E IL MEDICO ... (185)
IL MARITO E LA MOGLIE BISBETICA ... (189)
IL MEDICO E L'AMMALATO ... (193)
IL MELOGRANO, IL MELO, L'OLIVO E IL ROVO ... (196)
IL MORO ... (198)
IL MURO E IL CHIODO ... (200)
IL NAUFRAGO ... (201)
IL NIBBIO CHE VOLEVA NITRIRE ... (204)
IL NIBBIO E IL SERPENTE ... (211)
IL NOCE ... (219)
IL PASTORE CHE INTRODUCEVA IL LUPO NELL'OVILE E IL CANE ... (221)
IL PASTORE E LE SUE PECORE ... (223)
IL PESCATORE CHE BATTEVA L'ACQUA ... (226)
IL PIPISTRELLO, IL ROVO E IL GABBIANO ... (229)
IL RAGAZZO CHE FACEVA IL BAGNO ... (239)
IL RANOCCHIO MEDICO E LA VOLPE ... (240)
IL SOLE E LE RANE ... (242)
IL TOPO DI CAMPAGNA E IL TOPO DI CITTA' ... (245)
IL TOPO E LA RANOCCHIA ... (251)
IL TORDO ... (258)
IL TROMBETTIERE ... (260)
IL VENTRE E I PIEDI ... (262)
L'ABETE E IL ROVO ... (264)
L'ALCIONE ... (266)
L'AQUILA DALLE ALI MOZZE E LA VOLPE ... (271)
L'ASINO CHE LODAVA LA SORTE DEL CAVALLO ... (275)
L'ASINO E IL CAGNOLINO OVVERO IL CANE E IL SUO PADRONE ... (278)
L'ASINO E IL CANE CHE VIAGGIAVANO INSIEME ... (280)
L'ASINO E IL MULO CHE PORTAVANO UN CARICO EGUALE ... (283)
L'ASINO E LE RANOCCHIE ... (287)
L'ASINO VESTITO DELLA PELLE DEL LEONE E LA VOLPE ... (290)
L'AVARO ... (293)
L'IMBROGLIONE ... (297)
L'ORTOLANO CHE INNAFFIAVA GLI ORTAGGI ... (300)
L'ORTOLANO E IL CANE ... (302)
L'UCCELLATORE E LA PERNICE ... (304)
L'USIGNOLO E LA RONDINE ... (306)
L'USIGNOLO E LO SPARVIERO ... (308)
LA CICALA E LA VOLPE ... (312)
LA CICALA E LE FORMICHE ... (316)
LA CORNACCHIA E IL CANE ... (319)
LA CORNACCHIA E IL CORVO ... (321)
LA CORNACCHIA E LA BROCCA ... (324)
LA FORMICA ... (327)
LA FORMICA E LA COLOMBA ... (330)
LA FORMICA E LO SCARABEO ... (333)
LA FORTUNA DEL CAVALLO ... (337)
LA GALLINA DALLE UOVA D'ORO ... (339)
LA GALLINA E LA RONDINE ... (342)
LA LEPRE E LA TARTARUGA ... (344)
LA MOGLIE E IL MARITO UBRIACONE ... (348)
LA MOSCA ... (352)
LA MULA ... (354)
LA PECORA TOSATA ... (356)
LA RONDINE FANFARONA E LA CORNACCHIA ... (357)
LA ROSA E L'AMARANTO ... (359)
LA SCIMMIA E IL CAMMELLO ... (361)
LA SCIMMIA E IL DELFINO ... (369)
LA SCROFA E LA CAGNA CHE SI INSULTAVANO A VICENDA ... (372)
LA TALPA E SUA MADRE ... (375)
LA TARTARUGA E L'AQUILA ... (377)
LA VESPA E IL SERPENTE ... (379)
LA VOLPE CHE NON AVEVA MAI VEDUTO UN LEONE ... (381)
LA VOLPE CON LA PANCIA PIENA ... (383)
LA VOLPE E IL LEONE ... (385)
LA VOLPE E IL ROVO ... (394)
LA VOLPE E IL SERPENTE ... (402)
LA VOLPE E LA CICOGNA ... (404)
LA VOLPE E LA MASCHERA ... (409)
LA VOLPE E L'UVA ... (411)
L'AQUILA E LO SCARAFAGGIO ... (415)
L'ASINO E IL GHIACCIO ... (421)
L'ASINO LA VOLPE E IL LEONE ... (424)
L'ASINO SELVATICO E L'ASINO DOMESTICO ... (426)
LE CAGNE AFFAMATE ... (435)
LE CHIOCCIOLE ... (437)
LE MOSCHE ... (438)
LE RANE CHE CHIESERO UN RE ... (440)
LE RANE DEL PANTANO ... (444)
LE RANE VICINE DI CASA ... (446)
LE VESPE, LE PERNICI E IL CONTADINO ... (449)
LE VOLPI SUL MEANDRO ... (451)
PROMETEO E GLI UOMINI ... (455)
ZEUS E APOLLO ... (457)
ZEUS E GLI UOMINI ... (458)
ZEUS E LA TARTARUGA ... (460)
ZEUS GIUDICE ... (462)
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[3]
I DUE CANI
Un tale che aveva due cani ne addestr uno alla caccia e allev l'altro per guardia della casa. Quando poi il primo, andando a caccia, prendeva della selvaggina, ne gettava una parte anche all'altro.
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[4]
Allora il can da caccia, sdegnato, cominci ad insultare il compagno, perch lui andava fuori, sobbarcandosi a continue fatiche, mentre l'altro godeva il frutto del suo lavoro, senza far nulla.
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[5]
Il cane domestico gli rispose: "Non con me devi prendertela, ma col nostro padrone, che mi ha insegnato, non a lavorare, bens a sfruttare il lavoro altrui".
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[6]
Cos non si possono biasimare i fanciulli pigri, quando li rende tali l'educazione dei loro genitori.
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[7]
I DUE SCARABEI
In un'isoletta pascolava un toro, e del suo sterco vivevano due scarabei.
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[8]
Al sopraggiungere della cattiva stagione, uno di essi annunci all'altro che intendeva volare sul continente; cos l ci sarebbe stato abbastanza da mangiare per il compagno rimasto solo, mentre egli, trasferitosi laggi, ci avrebbe passato l'inverno.
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[9]
Aggiungeva poi che, se avesse trovato cibo in abbondanza, ne avrebbe portato anche a lui. Pass dunque sul continente e, trovatoci sterco a iosa, ma molto molle, vi si stabil e cominci a mangiarselo.
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[10]
Passato l'inverno, rivol di nuovo alla sua isola. Quando l'altro lo vide cos bello grasso e florido, lo rimprover perch, dopo tante promesse, non gli aveva portato nulla. "Non devi prendertela con me", gli rispose il compagno, "ma con quel paese, che  fatto cos: da mangiare ce n'; ma non si pu portar via niente".
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[11]
I LADRI E IL GALLO
I ladri penetrarono in una casa, ma non ci trovarono altro che un gallo. Lo presero e se ne andarono.
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[12]
Quando fu l per essere ammazzato, il gallo cominci a pregare che lo risparmiassero, dicendo che egli era utile agli uomini, perch li svegliava a buio, cos che potessero attendere alle loro faccende.
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[13]
"Ma questa  una ragione di pi per tiranti il collo", gli risposero gli altri, "Svegliando loro, tu impedisci a noi di rubare".
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[14]
La favola mostra che quel che d pi fastidio ai bricconi sono proprio i servizi resi alle persone dabbene.
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[15]
I LUPI E LE PECORE
I lupi, che facevano la posta a un gregge di pecore, non riuscivano ad impadronirsene a causa dei cani che lo sorvegliavano, e allora decisero di ricorrere all'astuzia per raggiungere il loro scopo.
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[16]
Mandarono ambasciatori alle pecore, e chiesero la consegna dei cani, affermando che erano essi i responsabili delle loro relazioni ostili. Una volta che li avessero in mano, la pace avrebbe regnato tra di loro.
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[17]
Le pecore, senza sospettare quel che le aspettava, consegnarono i cani; e i lupi, una volta padroni di questi, sterminarono senza difficolt il gregge rimasto indifeso.
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[18]
Cos anche quegli Stati che consegnano senza difficolt i loro capi, senz'avvedersene sono tosto soggiogati dai nemici.
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[19]
I VIANDANTI E IL CORVO
Alcuni tali che viaggiavano per un certo affare, incontrarono un corvo cieco da un occhio. Essi si volsero a guardarlo, e uno consigli di tornare indietro, perch tale era il significato del presagio.
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[20]
"Ma come potrebbe profetare il futuro a noi quest'uccello, che non  stato nemmeno capace di prevedere la perdita del suo occhio, in modo da evitarla?" disse un altro.
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[21]
Cos anche tra gli uomini, chi non  in grado di dirigere i propri affari non merita fiducia quando d consigli al prossimo.
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[22]
I VIANDANTI E L'ORSO
Due amici viaggiavano insieme, quand'ecco apparire davanti ad essi un orso. Uno, pi svelto, sal su un albero e vi rest nascosto, mentre l'altro, che gi stava per esser preso, si gett al suolo, fingendo d'esser morto.
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[23]
L'orso gli avvicin il muso, annusandolo, ed egli tratteneva il respiro, perch, a quel che dicono, l'orso non tocca i cadaveri.
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[24]
Quando l'orso si fu allontanato, quello che era sull'albero discese e chiese all'altro che cosa gli avesse detto nell'orecchio l'orso. "Di non viaggiar mai pi con dei compagni che nel pericolo non restano al tuo fianco", gli rispose quello.
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[25]
La favola mostra che le disgrazie mettono alla prova la bont degli amici.
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[26]
IL CAMMELLO BALLERINO
Un cammello, costretto dal suo padrone a ballare esclam: "Ma se sono goffo persino quando cammino, altro che quando ballo!". La favola si pu citare a proposito di qualsiasi atto di garbo.
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[27]
IL CAMMELLO E ZEUS
Vedendo un toro tutto imbaldanzito per le sue corna, al cammello invidioso venne voglia d'averle anche lui. Presentatosi dunque a Zeus, cominci a supplicarlo che gli assegnasse un paio di corna.
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[28]
Ma Zeus si sdegn con lui perch, non contento della sua forza e della sua statura, voleva ancora qualche cosa d'altro.
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[29]
Cos, non solo non gli aggiunse le corna, ma gli mozz anche la punta delle orecchie. Questo capita a molti, che, avidi, guardano con invidia gli altri e intanto, senza avvedersene, perdono anche quello che hanno.
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[30]
IL CAMMELLO VISTO PER LA PRIMA VOLTA
Quando gli uomini videro per la prima volta il cammello, si spaventarono e, atterriti dalle sue dimensioni, si diedero alla fuga.
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[31]
Ma quando, col passar del tempo, si resero conto della sua mansuetudine, trovarono il coraggio di avvicinarglisi; poi, poco per volta, accorgendosi che esso  un animale incapace di collera, giunsero a tal punto di disprezzo che gli misero persino una cavezza al collo e lo diedero da condurre a dei ragazzi.
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[32]
La favola mostra che l'abitudine rende tollerabili anche le cose spaventose.
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[33]
IL CANE E IL MACELLAIO
Un cane balz dentro una macelleria e, mentre il macellaio era occupato, afferr un cuore e se la diede a gambe.
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[34]
Il macellaio si volse e, vedendolo fuggire, esclam: "Ehi, galantuomo! Sta' pur certo che ti terr d'occhio dovunque tu sia; il cuore non l'hai mica portato via a me, sai; anzi a me ne hai aggiunto dell'altro'.
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[35]
La favola insegna che le sventure servono di ammaestramento agli uomini.
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[36]
IL CANE E LA CONCHIGLIA
Un cane, abituato a ingollarsi delle uova, vide una conchiglia; convinto che fosse un uovo, spalanc la bocca e con un violento sforzo riusc a mandarla gi.
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[37]
Quando poi sent il peso e i dolori di stomaco: "Ben mi sta", disse "perch m'ero messo in testa che tutte le cose fossero uova".
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[38]
Questa favola ci insegna che chi affronta un'impresa senza riflettere pu impensatamente trovarsi impigliato fra strani fastidi.
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[39]
IL CANE E LA LEPRE
Era un caldo pomeriggio assolato di inizio estate arricchito da un cielo limpido e azzurro senza l'ombra di una nuvola. Un grazioso leprottino se ne andava fischiettando allegramente tra le distese fiorite dei campi che circondavano la fattoria in cui viveva.
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[40]
Il tempo quel giorno era talmente bello che al piccolino venne una gran voglia di raggiungere il delizioso laghetto posto al limitare del bosco e, senza riflettere, oltrepass con un agile salto il recinto di casa, dimenticando le raccomandazioni di mamma lepre che gli ripeteva sempre di non uscire mai dalla staccionata e di non parlare con gli sconosciuti.
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[41]
Si avvi cos verso la meta ambita, ma il suo cammino venne bruscamente interrotto da un pericoloso cane che, balzandogli davanti gli chiese: "Mio piccolo amico, cosa fai tutto solo per la strada? Non sai che esistono animali che potrebbero assalirti?"
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[42]
Il leprotto preoccupato rispose: "Volevo andare al laghetto". Cogliendo al volo l'occasione l'astuto animale propose: "Posso accompagnarti se vuoi, cos non correrai rischi inutili". Il cucciolo accett volentieri, ma fatti solo pochi passi il cane gli piomb addosso catturandolo con una piccola rete che teneva nascosta.
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[43]
Il suo nemico gli leg tutte quattro le zampine impedendogli di fuggire e lo sistem all'ombra di una pianta, allontanandosi alla ricerca di qualche pezzo di legno per il fuoco.
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[44]
Rimasto solo il leprottino cominci a piangere. Aveva paura. Sapeva che presto sarebbe finito in padella per diventare un ottimo arrostino. Ma proprio quando tutto sembrava perduto ecco che un grande e vecchio orso che aveva assistito. alla scena, approfittando dell'assenza del cane, lo and a liberare.
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[45]
"Oh, grazie! Mi avete salvato la vita!". Strill il cucciolo dalla gioia. "Smetti di gridare" borbott il vecchio orso "e tornatene subito a casa. In men che non si dica il piccolino si precipit alla fattoria dalla quale non sarebbe mai dovuto uscire. Quel pomeriggio egli aveva imparato una dura lezione.
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[46]
Morale : Dietro ai sorrisi eccessivi e alle cortesie gratuite di persone sconosciute si nasconde spesso un secondo fine subdolo e pericoloso.
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[47]
IL CASTORO
Il castoro  un quadrupede che vive negli stagni, e i suoi genitali pare che servano per la cura di certe malattie.
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[48]
Quando qualcuno lo scopre e lo insegue per tagliarglieli, esso, che sa a qual fine gli danno la caccia,sino a un certo punto, per conservarsi intatto, fugge, fidando nella velocit dei piedi; ma quando poi si vede a portata dei suoi inseguitori, si strappa da solo i genitali e li getta via; cos riesce a salvare la vita.
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[49]
Anche tra gli uomini, danno prova di saggezza coloro che vedendosi minacciati a causa del loro denaro, lo lasciano perdere, per non mettere a repentaglio la loro vita.
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[50]
IL CERBIATTO E IL CERVO
Un bellissimo cerbiatto dal manto scuro e con delle stupende macchioline bianche sul dorso viveva con la sua famiglia in una meravigliosa foresta con un ricchissimo sottobosco che offriva cibo in abbondanza.
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[51]
Il cerbiatto ammirava il suo caro babbo e desiderava diventare grande e forte proprio come lui aspettando con ansia che gli spuntassero finalmente le stesse lunghissime corna che tutti invidiavano al suo genitore. Nell'impazienza di quel momento egli seguiva costantemente il grosso cervo cercando di imitarlo in ogni cosa.
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[52]
Durante un bel mattino di fine inverno, mentre il grande cervo brucava tranquillo le foglie dei cespugli pi bassi in compagnia dell'inseparabile figliolo, un possente ruggito squarci il silenzio della foresta. Era un leone! Il cerbiatto sconcertato osserv il suo babbo e, con enorme stupore scopr che questi tremava come un fuscello al vento.
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[53]
S, il suo venerato pap aveva paura! Come era possibile? Ma prima ancora che egli potesse chiedergli spiegazioni il cervo grid al figlio: "Corri!" e si lanci in una velocissima fuga. Il cucciolo obbediente lo segu con le lacrime agli occhi per la vergogna e la delusione.
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[54]
Quando finalmente si fermarono il cervo si avvicin al figlio e scorgendo il suo pianto gli parl con voce dolce: "Piccolo mio, questa paura che tu disprezzi ci ha salvato la vita. Quel leone non avrebbe avuto piet di noi e ci avrebbe sicuramente sbranati se non fossimo fuggiti.
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[55]
A volte bisogna ingoiare il proprio orgoglio e sapersi arrendere di fronte a chi  pi forte di noi. Questo significa diventare adulti e saggi."
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[56]
Quelle parole consolarono il cerbiatto. Adesso ammirava ancora di pi quel suo babbo che non aveva esitato a dimostrarsi un fifone rischiando di perdere la stima del figlio pur di salvargli la vita. Questo era il vero coraggio.
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[57]
Morale : Nella vita serve pi coraggio per rinunciare ad affrontare persone pi forti e prepotenti piuttosto che per accettare sfide inutili e violente.
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[58]
IL CERVO ALLA FONTE E IL LEONE
Spinto dalla sete, un cervo se ne and ad una fonte; bevve, e poi rimase ad osservare la sua immagine riflessa nell'acqua. Delle corna, di cui ammirava la grandezza e il ricco disegno, si sentiva tutto orgoglioso, ma delle gambe non era soddisfatto, perch gli parevano scarne e fragili.
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[59]
Mentre ancora stava riflettendo, ecco un leone che si mette ad inseguirlo. Il cervo si d alla fuga e riesce per un bel pezzo a tenerlo a distanza, perch la forza dei cervi risiede nelle gambe, come quella dei leoni nel cuore.
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[60]
Finch il piano gli si stese dinanzi spoglio di alberi, egli trov dunque scampo nella sua maggiore quando giunse in una plaga boscosa, accadde che gli si impigliarono le corna nei rami, non pot pi correre e fu preso.
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[61]
Allora, mentre stava per morire, disse a se stesso: "Me disgraziato! quelle gambe che dovevano tradirmi mi offrivano la salvezza, e mi tocca invece morire proprio per colpa di quello in cui riponevo tutta la mia fiducia!".
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[62]
Cos molte volte, tra i pericoli, la salvezza ci viene da amici che parevano sospetti, mentre altri in cui avevamo piena fiducia ci tradiscono.
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[63]
IL CERVO E LA VITE
Era una mattina di primavera. Il sole brillava alto in un cielo azzurro e limpido mentre un gruppo di uccellini ciangottavano allegramente tra i rami di un'alta quercia. Un bellissimo cervo dal manto splendidamente fulvo, brucava tranquillo l'erba di una vasta distesa situata ai confini di una piccola fattoria.
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[64]
Proprio quel giorno un grande orso e un vecchio cane decisero di catturare un cervo da tenere rinchiuso nel recinto del podere per allietare i loro cuccioli. Cosi, vagando tra i campi, videro quasi per caso l'animale che pascolava sereno.
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[65]
Senza perdere tempo gli corsero incontro per agguantarlo ma fortunatamente egli, comprendendo al volo la situazione, si lanci in una corsa sfrenata per sfuggire alle loro insidiose grinfie.
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[66]
Poco distante cresceva, placidamente accarezzata dai caldi raggi del sole che dominava il cielo, una magnifica vite selvatica ricolma di fronde e grappoli di un'uva succosa e matura. Il cervo decise di nascondersi all'ombra di quel folto intrico di foglie, sicuro che nessuno sarebbe mai riuscito ad individuarlo.
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[67]
Infatti, quando l'orso e il cane passarono non furono in grado di vederlo e andarono oltre. Tranquillizzato per lo scampato pericolo, l'animale tir un sospiro di sollievo e, allettato dal buon profumo che emanava la vite, inizi a mangiucchiare i suoi grappoli d'uva e le sue gustose foglie.
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[68]
Fu proprio in quel momento che il cane si accorse della sua presenza: ascoltando con attenzione egli aveva potuto distinguere quello strano rumore e, tornando sui suoi passi riusc a scorgere il cervo che masticava la vigna incurante del pericolo.
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[69]
Per la preda non vi fu pi scampo. I due cacciatori gli balzarono addosso e lo catturarono senza difficolt trascinandolo fino alla loro fattoria.
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[70]
Da quel giorno in poi, il povero cervo fu costretto a pascolare solo all'interno di un recinto divenendo un'attrazione per i cuccioli che lo ammiravano divertiti. E tutto a causa della sua golosit.
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[71]
IL CIECO
Un uomo cieco si era abituato a distinguere al tatto qualsiasi animale gli mettessero tra le mani. Una volta diedero un lupacchiotto.
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[72]
Egli lo palp, rimase incerto, e poi disse: "Io non so se sia figlio di lupo, o di volpe, o di altro animale del genere; quel che so bene,  che non  bestia da mandare insieme con un gregge di pecore". Con l'animo dei malvagi spesso traspare persino dal loro aspetto fisico.
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[73]
IL CIGNO E IL SUO PADRONE
Dicono che i cigni si mettano a cantare al momento della morte. A un tale capit di veder messo in vendita un cigno e, sentendo che era un uccello dal canto dolcissimo, lo acquist.
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[74]
Un giorno che aveva ospiti a tavola and ad invitarlo perch cantasse alla fine del banchetto, ma in quell'occasione il cigno rimase zitto. Giunse per il giorno in cui sent vicina la morte, e allora inton il suo canto di dolore.
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[75]
Il padrone, sentendolo, disse: "Ma se tu non canti altro che quando stai per morire, lo stupido ero io, che stavo l a rivolgerti delle preghiere, invece di ammazzarti".
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[76]
Cos anche tra gli uomini ci son quelli che, ci che non voglion fare per piacere, lo fanno poi per forza.
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[77]
IL CIGNO PRESO PER UN'OCA
Un signore allevava insieme un'oca e un cigno, non allo stesso scopo, naturalmente, ma l'uno per il canto e l'altra per la mensa.
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[78]
Quando giunse il momento in cui l'oca doveva far la fine per cui era stata allevata, era notte, e il buio non permise di distinguere l'uno dall'altra. Cos fu preso il cigno invece dell'oca.
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[79]
Ma ecco che esso intona un canto, preludio di morte; col canto rivela la sua natura e, grazie alla sua voce, sfugge al supplizio.
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[80]
La favola mostra come spesso la musica riesca a differire la morte.
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[81]
IL CINGHIALE E LA VOLPE
Un cinghiale s'era messo vicino a un albero e vi aguzzava sopra le zanne. La volpe gli chiese perch mai, quando n cacciatori n altro pericolo gli sovrastava, egli aguzzava i denti.
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[82]
"Non lo faccio certo senza perch", rispose il cinghiale. "Se mi capitasse addosso qualche guaio, allora non avrei pi il tempo per affilarle; ma se saranno pronte, me ne servir".
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[83]
La favola insegna che i preparativi si devono fare prima che si presenti il pericolo.
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[84]
IL CINGHIALE, IL CAVALLO E IL CACCIATORE
Un cinghiale e un cavallo andavano a pascolare nello posto. Ma il cinghiale tutti i momenti calpestava l'erba e intorbidava l'acqua al cavallo, il quale, per vendicarsi, ricorse all'aiuto di un cacciatore.
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[85]
Questo gli rispose che non poteva far nulla per lui, se non si rassegnava a lasciarsi mettere il freno e a prenderlo in groppa; e il cavallo acconsent a tutte le sue richieste.
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[86]
Allora il cacciatore gli sal in groppa, mise fuori combattimento il cinghiale e poi, condotto seco il cavallo, lo leg alla greppia. Cos molti, mossi da un cieco impulso di collera, per vendicarsi dei propri nemici, si precipitano sotto il giogo altrui.
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[87]
IL CITAREDO
Un sonator di cetra da strapazzo cantava tutto il giorno tra le ben cementate pareti di una stanza, e poich queste riecheggiavano i suoni, si immagin d'avere una bella voce potente. Montatosi cos la testa, decise che era il caso di affrontare anche il teatro.
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[88]
Ma, giunto sul palcoscenico, cant veramente da cane e fu cacciato via a sassate. Cos ci sono degli oratori che, fin che si esercitano nelle scuole fanno bella figura, ma, quando affrontano la vita pubblica, si scopre che non valgono nulla.
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[89]
IL CORVO E LA VOLPE
Un corvo aveva rubato un pezzo di carne ed era andato a posarsi su di un albero. Lo vide la volpe e le venne voglia di quella carne.
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[90]
Si ferm  suoi piedi e cominci ad adularla, facendo grandi lodi del suo corpo perfetto e della sua bellezza, della lucentezza delle sue penne, dicendo che nessuno era pi adatto d lui ad essere il re degli uccelli, e che lo sarebbe diventato senz'altro, se avesse avuto la voce.
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[91]
Il corvo, allora, volendo mostrare che neanche la voce gli mancava, si mise a gracchiare con tutte le sue forze, e lasci cadere la carne.
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[92]
La volpe si precipit ad afferrarla e beffeggi il corvo soggiungendo: "Se, poi, caro il mio corvo, tu avessi anche il cervello, non ti mancherebbe altro, per diventare re".
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[93]
IL CORVO MALATO
Tempo fa un cucciolo di corvo assai vivace e irrequieto se ne andava a zonzo tutto il giorno sbirciando in faccende che non lo riguardavano. Ficcava il becco in ogni cosa e non perdeva l'occasione di fare scherzi o dispetti ad ogni animale.
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[94]
Quel mattino per, la sua monelleria lo spinse a compiere ci che non avrebbe mai dovuto fare. Si intrufol infatti in una piccola casa situata al limitare del bosco e lesto, lesto rub un bel pezzo di carne sistemato sul davanzale della finestra spalancata.
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[95]
Per sua sfortuna il contadino fece in tempo ad accorgersi del furto e, senza esitare, colp il corvo con una pietra. Ecco fatto! Il ladro fu colpito in pieno. Quel pezzo di carne gli cost caro!
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[96]
Ferito e spaventato il corvetto se ne torn al nido volando piano per il male, quindi si sdrai sfinito tra le braccia della sua cara mamma. Questa, disperata per le condizioni del figliolo, scoppi in lacrime sfogando la propria preoccupazione.
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[97]
"Oh, mammina!" Disse il cucciolo "Prega il Signore per me affinch guarisca la mia ferita". La corva colma di tristezza rispose: "Povero piccolo mio, come puoi chiedere al Cielo un miracolo se non ti sei nemmeno pentito del male commesso?"
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[98]
Solo in quel momento il corvetto comprese la sua colpa e giur a se stesso di non rubare mai pi in vita sua. Fortunatamente la ferita riportata durante la scorribanda alla fattoria si rimargin in fretta e il cucciolo riacquist le forze.
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[99]
Quando fu completamente guarito pot tornare a svolazzare tra gli alberi ma, ricordandosi della promessa fatta, da quel giorno non tocc pi ci che non gli apparteneva. Aveva imparato a sue spese il significato della parola "furto".
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[100]
IL DEBITORE ATENIESE
Ad Atene, un debitore, a cui era stato ingiunto dal creditore di pagare il suo debito, sulle prime lo preg di concedergli una dilazione, dichiarando che si trovava in cattive acque.
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[101]
Non riusc per a convincerlo; e allora gli port una scrofa, l'unica che possedeva, e, in sua presenza, la mise in vendita.
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[102]
Gli si avvicin un compratore, chiedendo se quella era una scrofa che figliava, e lui l'assicur che non solo figliava, ma presentava anche una particolarit straordinaria: alla stagione dei Misteri figliava femmine, e per le Panatenee, maschi.
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[103]
A questo discorso, l'ascoltatore rimase a bocca aperta. Ma il creditore soggiunse: " E perch ti meravigli? Questa  una scrofa che, per le Dionisiache, ti figlia anche dei Capretti".
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[104]
Questa favola ci mostra come molti, per il proprio interesse, giurino senza esitare le pi inverosimili falsit.
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[105]
IL DEPOSITARIO E IL GIURAMENTO
Un tale aveva ricevuto un deposito da un amico e contava di non restituirglielo. E poich l'amico lo invitava a prestar giuramento, a buon conto, part per la campagna.
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[106]
Giunto alle porte della citt, vide uno zoppo che stava per uscirne, e gli chiese chi fosse e dove fosse diretto. Quello rispose che era il Giuramento e che andava a punire gli spergiuri. Allora egli gli domand quanto tempo stava, di solito, prima di tornare in una citt.
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[107]
"Quarat'anni; qualche volta anche trenta", rispose l'altro. Dopo di ci, senza esitare, l'uomo prest giuramento, affermando di non aver mai ricevuto quel tal deposito. Ma si trov addosso il Giuramento, che lo condusse con s per buttarlo gi da un precipizio.
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[108]
L'uomo protestava perch, dopo avergli dichiarato che ritornava ogni trent'anni, non gli aveva lasciato nemmeno un giorno di respiro. "Devi sapere", gli rispose il Giuramento, "che, quando mi si vuol provocare, allora ho l'abitudine di tornare anche in giornata".
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[109]
La favola mostra che non ci son date fisse per la vendetta di Dio contro gli empi.
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[110]
IL FABBRO E IL SUO CANE
Un fabbro aveva un cane che continuava a dormire mentre lui lavorava; appena per si metteva a tavola, se lo trovava al fianco. "Brutto poltrone", gli disse, gettandogli un osso, "dormi quando io batto l'incudine; ma basta che muova le mascelle, e ti svegli subito!".
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[111]
La favola svergogna i dormiglioni, i pigri e tutti quelli che vivono delle altrui fatiche.
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[112]
IL GRACCHIO E I CORVI
Un gracchio che era pi grosso di tutti gli altri, disprezzando i compagni della sua razza, se ne and in mezzo ai corvi, e pretendeva di vivere con essi. Ma quelli, che non conoscevano n la sua faccia n la sua voce, lo picchiarono e lo cacciarono via.
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[113]
Respinto dai corvi, esso torn allora di nuovo ai suoi gracchi. Questi, a loro volta, indignati per l'affronto, non lo vollero ricevere. Ecco come avvenne che esso fu escluso dalla societ degli uni e degli altri.
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[114]
Questo succede anche agli uomini che abbandonano la loro patria e preferiscono i paesi altrui: in questi sono malvisti perch sono stranieri, e si rendono odiosi ai loro concittadini perch li hanno disprezzati.
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[115]
IL GRACCHIO E LA VOLPE
Un gracchio affamato s'era posato su un fico e, trovati dei piccoli fichi ancor acerbi, aspettava che diventassero grossi e maturi.
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[116]
La volpe che lo vedeva continuamente l fermo, quando ne seppe il motivo, gli disse: "Caro mio, se ti attacchi alla speranza, sbagli di grosso. La speranza  un pastore che ti porta a spasso, ma la pancia non te la riempie".
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[117]
IL GRANCHIO E LA VOLPE
Quel giorno un paffuto granchio arancione, era proprio di ottimo umore. Se ne andava passeggiando allegramente per la spiaggia riscaldata dal sole, canticchiando la sua canzoncina preferita, una vecchia serenata imparata chiss dove.
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[118]
Egli si vantava spesso con gli altri abitanti del mare, della sua capacit di poter vivere tranquillamente sia dentro che fuori dall'acqua. E quelli, senza nascondere un pizzico d'invidia, lo osservavano camminare tranquillamente sulla terraferma.
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[119]
Ogni volta per, il buon granchio riportava ai suoi amici pesci un grazioso ricordino delle sue escursioni. Ma quel mattino egli non ne voleva proprio sapere di rientrare in acqua. Il cielo era tanto limpido e sereno da attirare l'ammirazione anche dei pi indifferenti.
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[120]
Per questo il granchietto continu la sua lunga passeggiata. Nello stesso giorno, una giovane volpe insoddisfatta per la scarsit del suo pranzo quotidiano, si aggirava affamata per la spiaggia in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti.
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[121]
Camminava molto arrabbiata con se stessa per l'incapacit dimostrata a procurarsi del cibo quando vide, quasi per caso, l'ignaro granchio fermo sulla sabbia a contemplare il paesaggio. La volpe gli si avvicin curiosa e con un balzo gli piomb proprio davanti.
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[122]
Il povero granchio si prese uno di quegli spaventi memorabili che rimangono bene impressi nei nostri ricordi per tuffa la vita e, cercando di indietreggiare si ripar con le zampine.
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[123]
La volpe era decisa e pronta a mangiarselo in un sol boccone pur non sapendo bene di che animale si trattasse. Fortunatamente il granchio, riavutosi dalla paura, riusc a respingere il suo nemico sfoderandogli le sue terribili tenaglie e pungendogli il muso.
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[124]
Dopo la fuga della volpe sconfitta, il granchio si tuff in acqua e and a raccontare la sua brutta avventura agli amici spiegando quanto fosse pi sicuro vivere nel mare!
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[125]
IL GRANCHIO E SUA MADRE
La madre del granchio lo ammoniva a non camminare di traverso e a non sfregare il fianco contro la roccia umida. E quello: "Mamma, se vuoi che impari, cammina dritta tu, e io, vedendoti, far come te".
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[126]
Chi vuol rimproverare gli altri, deve anzitutto viver bene lui e rigar dritto, e poi insegnare a far altrettanto.
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[127]
IL LEONE CHE EBBE PAURA D'UN TOPO E LA VOLPE
Mentre il leone dormiva, un topo gli fece una corsa su per il corpo. Quello si dest e si girava da tutte le parti per cercare quel che gli era venuto addosso. La volpe, a quella vista, prese a canzonarlo perch lui, che era un leone, aveva paura di un topolino.
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[128]
"Non  che io abbia paura di un topo", rispose lui, "ma mi meraviglio che qualcuno abbia osato correre addosso al leone mentre dormiva ". La favola mostra che gli uomini assennati non trascurano nemmeno le piccole cose.
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[129]
IL LEONE E IL CINGHIALE
D'estate, quando il calore provoca la sete, un leone e un cinghiale andarono a bere a una piccola fonte, e cominciarono a litigare su chi dei due dovesse dissetarsi per primo.
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[130]
La lite si inaspr fino a trasformarsi in duello mortale. Ma ecco che, mentre si volgevano un momento per riprendere fiato, scorsero degli avvoltoi che stavano l ad aspettare il primo che sarebbe caduto, per mangiarselo.
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[131]
A tal vista, ponendo fine al duello, dichiararono: "Meglio diventare amici che diventar pascolo di avvoltoi e di corvi".
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[132]
IL LEONE E IL TOPO
Mentre un leone dormiva in un bosco, topi di campagna facevano baldoria. Uno di loro, senza accorgersene, nel correre si butt su quel corpo sdraiato. Povero disgraziato! Il leone con un rapido balzo lo afferr, deciso a sbranarlo.
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[133]
Il topo supplic clemenza: in cambio della libert, gli sarebbe stato riconoscente per tutta la vita. Il re della foresta scoppi a ridere e lo lasci andare. Passarono pochi giorni ed egli ebbe salva la vita proprio per la riconoscenza del piccolo topo.
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[134]
Cadde, infatti, nella trappola dei cacciatori e fu legato al tronco di un albero. Il topo ud i suoi ruggiti di lamento, accorse in suo aiuto e, da esperto, si mise a rodere la corda.
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[135]
Dopo averlo restituito alla libert, gli disse: - Tempo fa hai riso di me perch credevi di non poter ricevere la ricompensa del bene che mi hai fatto. Ora sai che anche noi, piccoli e deboli topi, possiamo essere utili ai grandi.
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[136]
IL LEONE E IL TORO
Un leone da lungo tempo meditava di uccidere un forte toro. Un giorno decise di riuscire nel suo intento con l'astuzia. Gli fece sapere di aver catturato un montone e lo invit al banchetto.
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[137]
Aveva preparato tutto per assalirlo, una volta seduto a tavola il toro and all'appuntamento: vide molte pentole, lunghi spiedi, ma di montone nessuna traccia. Allora, senza dire neanche una parola, se ne and.
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[138]
Il leone lo richiam e gli chiese il motivo del suo comportamento, visto che non gli era stato fatto nessun affronto. E il toro rispose: - Ho una buona ragione per andarmene: vedo tutto pronto per cucinare non un montone, ma un toro.
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[139]
IL LEONE E L'ONAGRO
Il leone e l'onagro andavano a caccia di bestie selvatiche, il leone mettendo a profitto la sua forza, e l'onagro la velocit delle sue gambe.
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[140]
Quando ebbero catturato una certa quantit di selvaggina, il leone fece le parti; divise tutto in tre mucchi, e dichiar: "La prima spetta al primo, cio a me che sono il re. La seconda mi spetta come socio a pari condizioni. Quanto a questa terza, ti porter ben disgrazia, se non ti decidi a squagliarti".
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[141]
Conviene commisurare ogni nostra azione alle nostre forze, e coi pi potenti di noi non immischiarsi n associarsi.
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[142]
IL LEONE E L'ASINO
Un asinello un po' troppo vanesio, si vantava sempre con gli altri animali, del proprio coraggio e della propria forza. Un giorno ricevette una inaspettata proposta dal pi importante felino della foresta: il leone.
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[143]
Costui disse all'asino: "Ho pensato che, in fondo, potremmo esserci di reciproco aiuto. Vorrei che tu mi aiutassi nelle battute di caccia e per questo avrei deciso di costituire una societ con te". Onoratissimo, l'asinello rispose: "Sono lusingato della tua richiesta e accetto volentieri!"
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[144]
Cos ebbe inizio la loro collaborazione reciproca. Una mattina, di buon ora, si incamminarono verso una caverna dove avevano visto rifugiarsi un numeroso gruppo di capre selvatiche.
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[145]
Il Re degli animali si ferm sulla soglia con l'intenzione di catturare le prede una per volta appena sarebbero uscite dal rifugio. L'asino, invece, si era intrufolato nella grotta ed aveva cominciato a lanciare ragli acutissimi per spaventare le povere bestiole causando un incredibile putiferio.
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[146]
Le capre terrorizzate ruzzolarono una sull'altra e si precipitarono verso l'uscita dove per, trovarono ad attenderle l'astuto leone che riusc ad imprigionarle tutte.
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[147]
Quindi, finalmente l'asino usc dalla grotta e, con aria trionfate esclam: "Hai visto come sono stato bravo? Sono un grande cacciatore! Sarai contento del tuo socio!"
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[148]
"Certo!" Rispose con una risata il leone "Anzi, a dirti la verit, avrei avuto anch'io paura di te se non ti conoscessi bene e non sapessi che sei solo un asinello!"
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[149]
Tutto soddisfatto l'asino and buono, buono a brucare un po' d'erba mentre il leone si apprestava a fare un succulento banchetto!
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[150]
IL LEONE INFURIATO E IL CERVO
Un leone era infuriato. "Poveretti noi!", disse un cervo, scorgendolo di tra le piante del bosco, "che cosa mai non far, ora che  su tutte le furie, costui, che noi non riuscivamo a sopportare nemmeno quand'era in buona?".
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[151]
Teniamoci tutti lontani dagli uomini violenti e usi al male, quando essi si impadroniscono del potere e signoreggiano sugli altri.
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[152]
IL LEONE, LA VOLPE E IL CERVO
Il leone, Re della foresta, era gravemente ammalato. Data la sua avanzata et egli non aveva pi le forze per uscire dalla sua caverna e procurarsi il cibo necessario per la guarigione. Per questo fu costretto a ricorrere all'aiuto di una volpe da sempre sua grande amica.
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[153]
Chiamandola al proprio capezzale, il leone le disse: "Mia cara compagna, esiste una sola medicina per il mio male. Si tratta di un brodo fatto con le corna di un cervo. Devi procurarmelo subito!"
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[154]
Commossa per quella richiesta, la volpe si mise subito all'opera e, scovato l'animale tanto desiderato dal grande malato, cerc, con un inganno, di convincerlo a seguirlo, dicendogli: " Mi manda il leone con l'incarico di portarti da lui prima che tiri l'ultimo respiro. Andando per eliminazione ha deciso che tu sei il pi adatto fra tutti gli animali per essere il suo successore al trono dopo la sua morte!"
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[155]
Il cervo, lusingato da questa insperata proposta, accett subito e segu la volpe fino alla caverna del leone, ma non fece neppure in tempo a varcare la soglia che si senti aggredire dal feroce animale. Fortunatamente riusc a divincolarsi e a fuggire.
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[156]
Il leone, deluso e arrabbiatissimo, scongiur ancora la sua amica di ritentare la prova usando la sua proverbiale furbizia. Questa, dopo lunghe ricerche, riusc a trovare il cervo nel suo nascondiglio, ma, appena si present davanti a lui, dovette sentirsi le sue irate proteste.
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[157]
"Ascoltami," si scus la volpe " ti sei spaventato per niente. Il morente voleva solo darti la sua benedizione. Torna da lui prima che cambi idea!"
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[158]
Il cervo, anche questa volta, affascinato dall'idea di diventare Re, si ripresent al leone. Ma questi, afferratolo, gli rub le sue bellissime corna per farvi un bel brodo caldo, lasciandolo poi libero di scappare.
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[159]
IL LEONE, L'ORSO E LA VOLPE
Quella mattina un grande orso bruno era proprio affamato. Vagava con la lingua di fuori per la foresta in cerca di un po' di cibo quando all'improvviso vide, nascosto tra i cespugli, un bel cesto ricolmo di provviste abbandonato sicuramente da qualche cacciatore.
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[160]
Fuori di s dalla gioia si tuff su quell'insperato tesoro culinario ma, proprio nello stesso momento ebbe la medesima idea anche un grosso leone che non mangiava da alcuni giorni. I due si trovarono faccia a faccia e si studiarono con espressione rabbiosa.
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[161]
"Questo cesto appartiene a me!" Url l'orso. "Bugiardo!" Rugg il leone infuriato. In men che non si dica esplose una lotta terribile tra i contendenti i quali si azzuffarono insultandosi senza riserva.
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[162]
Intanto, poco distante, una giovane volpe passeggiava tranquilla per il bosco occupandosi delle proprie faccende. All'improvviso venne attirata da insolite urla e si avvicin al luogo di provenienza per scoprire di cosa si trattasse.
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[163]
Appena vide i due animali impegnatissimi a lottare come matti ed il cesto di cibo abbandonato vicino a loro, le balen un'idea. Quatta, quatta si avvicin al paniere, lo afferr e fuggi via andando a mangiare in pace in un luogo sicuro.
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[164]
Quando, sia il leone che l'orso, sfiniti per l'estenuante baruffa sostenuta, decisero di spartirsi le provviste dovettero fare i conti con un'amara sorpresa. Il cesto era sparito e al suo posto trovarono unicamente le impronte di una volpe, sicuramente molto furba!
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[165]
IL LEONE, L'ASINO E LA VOLPE
Il leone, l'asino, e la volpe fecero societ fra loro e se ne andarono a caccia. Quand'ebbero fatto un buon bottino, il leone invit l'asino a dividerlo tra di loro. L'asino fece tre parti uguali e invit il leone a scegliere.
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[166]
La belva inferocita gli balz addosso, lo divor e poi ordin alla volpe di far lei le parti. Essa radun tutto in un mucchio, lasciando fuori per s solo qualche piccolezza, e poi lo invit a scegliere. Il leone allora le chiese chi le aveva insegnato a fare le parti cos.
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[167]
"E' stata la disgrazia dell'asino", rispose la volpe. La favola mostra che le disgrazie del prossimo sono per gli uomini fonte di saggezza.
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[168]
IL LUPO E IL PASTORE
Un lupo andava al seguito di un gregge di pecore, senza far loro alcun male. Il pastore, sulle prime, lo teneva a bada come un nemico, e lo sorvegliava con estrema diffidenza. Ma quello ostinatamente lo seguiva, senza arrischiare il minimo tentativo di rapina.
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[169]
Cos gradatamente il pastore si convinse di avere in lui un custode, piuttosto che un nemico intenzionato a danneggiarlo. Un giorno ebbe bisogno di recarsi in citt, gli lasci le pecore in custodia e part tranquillo.
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[170]
Ma il lupo seppe cogliere l'occasione: si lanci sul gregge e ne fece strage sbranandone una gran parte. Il pastore, quando fu di ritorno e vide la rovina del suo gregge, esclam: - Mi sta bene! Quale stupidit mi ha spinto ad affidare le pecore ad un lupo?
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[171]
Allo stesso modo, coloro che affidano i propri beni a persone avide naturalmente li perdono.
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[172]
IL LUPO E L'AGNELLINO RIFUGIATO NEL TEMPIO
Un lupo inseguiva un agnellino, e questo and a rifugiarsi in un tempio. Il lupo cominci a chiamarlo e ad avvertirlo che, se il sacerdote lo coglieva l, lo avrebbe immolato al dio. "Meglio immolato a un dio", rispose l'agnello, "che sbranato da te!".
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[173]
La favola mostra che, se si deve morire,  meglio morire con onore.
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[174]
IL LUPO E L'AGNELLO
Un agnello si dissetava alla corrente di un ruscello purissimo. Sopraggiunse un lupo in caccia: era digiuno e la fame lo aveva attirato in quei luoghi. "Chi ti d tanto coraggio da intorbidare l'acqua che bevo? " disse questi furioso.
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[175]
" Sire. " rispose l'agnello " io sto dissetandomi nella corrente sotto di lei, per ci non posso intorbidare la sua acqua!" "La sporchi" insist la bestia crudele "E poi so che l'anno scorso hai detto male di me." "Io?! Ma se non ero nato" rispose l'agnello.
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[176]
"Se non sei stato tu,  stato tuo fratello." "Non ho fratelli." "Allora qualcuno dei tuoi; perch voi, i vostri pastori e i vostri cani ce l'avete me. Me l'hanno detto: devo vendicarmi. "Detto questo il lupo trascin l'agnello nel fitto della foresta e se lo mangi.
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[177]
IL LUPO SAZIO E LA PECORA
Quello era davvero un gran giorno per un lupo rinomato in tutto il contado per la sua insaziabile fame.
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[178]
Infatti, senza neppure alzare un dito egli era riuscito a procurarsi ottime prede trovate casualmente a terra perch colpite da qualche cacciatore e si era preparato un pranzo degno di Re! Il lupo, dopo avere abbondantemente mangiato, si inoltr nella foresta per fare due passi.
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[179]
Fu cos che incontr una mansueta pecorella la quale, terrorizzata dal temibile animale notoriamente suo nemico, non riusc neppure a muoversi, paralizzata dallo spavento. Il lupo, pi per istinto che per altre ragioni, afferr la preda tenendola stretta, stretta.
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[180]
Ma solo dopo averla catturata si rese conto di essere talmente sazio da non avere pi alcun appetito. Occorreva trovare una valida giustificazione per poter liberare quella pecora senza fare brutta figura.
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[181]
"Ho deciso" Disse quindi il lupo "di lasciarti andare a condizione che tu sappia espormi tre desideri con intelligenza.
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[182]
La pecorella sconcertata, dopo aver pensato un istante rispose: "B, anzitutto avrei voluto non averti mai incontrato. Seconda cosa, se proprio ci doveva avvenire, avrei voluto trovarti cieco.
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[183]
Ma visto che nessuno di questi due desideri  stato esaudito, adesso vorrei che tu e tutta la tua razza siate maledetti e facciate una brutta fine perch mi avete reso la vita impossibile e avete mangiato centinaia di mie compagne che non vi avevano fatto alcun male!"
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[184]
Inaspettatamente il lupo, invece di adirarsi come prevedibile, dichiar: "Apprezzo la tua sincerit. Hai avuto molto coraggio a dirmi ci che realmente pensavi per questo ti lascer libera!" Cos dicendo liber la pecorella e, con un cenno di saluto, la invit ad allontanarsi.
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[185]
IL MALATO E IL MEDICO
Un medico chiese al suo ammalato come stava, e quello gli rispose che aveva sudato in modo anormale. "Molto bene", disse il medico. Torn una seconda volta a chiedergli come stava, e quello rispose che era stato colto da un brivido che l'aveva scosso da capo a piedi.
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[186]
"Molto bene anche questo", disse il medico. Quando and a fargli la terza visita e gli chiese della sua malattia, l'ammalato gli annunzi che aveva avuto un attacco di diarrea. "Bene, bene anche questo", dichiar il medico, e se ne and.
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[187]
Cos, quando uno dei suoi parenti venne a trovano e gli chiese come andava, l'ammalato rispose: "A forza di andar bene sto morendo".
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[188]
Cos molte volte gli uomini sono dal loro prossimo, con una valutazione puramente esteriore, ritenuti felici per qualche fatto che nel loro intimo  causa delle pi vive sofferenze.
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[189]
IL MARITO E LA MOGLIE BISBETICA
Un tale aveva una moglie bisbetica all'eccesso con tutti quelli di casa. Gli venne voglia di sapere se essa si comportava cos anche nella famiglia del proprio padre, e trov un pretesto plausibile per mandarla da lui.
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[190]
Al suo ritorno, dopo pochi giorni, le chiese come l'avevano accolta quelli di casa sua. "C'erano i bovari e i pecorai", rispose lei, "che non mi potevano vedere".
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[191]
E il marito, allora: "O moglie mia, se sei riuscita a farti odiare da quelli che escono all'alba per portar fuori il bestiame e non rientrano che la sera, che cosa mai ci si pu aspettare da quelli con cui passavi l'intera giornata?".
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[192]
Cos spesso dalle cose piccole si argomentano le grandi, dalle cose manifeste si arguiscono quelle celate.
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[193]
IL MEDICO E L'AMMALATO
Un medico aveva in cura un ammalato, che gli mor. "Ecco", diceva a quelli che ne seguivano il funerale, "se quest'uomo si fosse astenuto dal vino e avesse fatto dei clisteri, non sarebbe morto".
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[194]
Ma uno dei presenti lo interruppe: "Mio caro, queste cose avresti dovuto dirle quando egli poteva approfittare dei tuoi consigli; non ora che non servono pi a nulla".
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[195]
La favola mostra che gli amici devono prestare il loro aiuto nel momento del bisogno, e non sputar sentenze quando ogni speranza  perduta.
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[196]
IL MELOGRANO, IL MELO, L'OLIVO E IL ROVO
Il melograno, il melo e l'olivo vantavano ciascuno la propria feracit. La discussione si faceva animata, quando il rovo, che li udiva dalla siepe vicina, salt su a dire: "Ol, amici, finiamola una buona volta di litigare!".
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[197]
In tal modo, quando i migliori sono intenti a litigare, anche quelli che non valgon nulla cercano di darsi delle arie.
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[198]
IL MORO
Un tale comper uno schiavo moro, pensando che il suo colore fosse dovuto all'incuria del precedente proprietario. Condottolo a casa, prov su di lui tutti i detersivi e tent di sbiancarlo con lavacri di ogni sorta.
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[199]
Ma non riusc a cambiargli il colore; anzi, con tutti i suoi sforzi lo fece ammalare. Questa favola ci mostra come le qualit naturali si conservino quali si sono manifestate originariamente.
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[200]
IL MURO E IL CHIODO
Un muro, trafitto brutalmente da un chiodo, gridava: "Perch mi trafiggi, se io non ti ho mai fatto nulla di male?". E l'altro: "La colpa non  mia, ma di quello mi picchia dietro con tutta la sua forza".
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[201]
IL NAUFRAGO
Un ricco Ateniese compiva, insieme con altri passeggeri, un viaggio per mare. Si lev una gran tempesta e la nave si capovolse. Mentre tutti gli altri nuotavano, l'Ateniese continuava ad invocare Atena, facendole un monte di promesse, se mai riuscisse a salvarsi.
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[202]
Allora uno dei naufraghi, che stava nuotando l accanto, gli disse: "Intanto che chiami Atena, muovi un po' le braccia anche tu!". Noi pure, dunque, oltre a pregar gli di, dobbiamo provvedere personalmente ai fatti nostri.
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[203]
E' preferibile guadagnarsi il favore del cielo coi propri sforzi, anzich esser salvati dalla divinit mentre noi trascuriamo i nostri stessi interessi. Quando capita una disgrazia, bisogna aiutarci con tutte le nostre forze e, cos facendo, invocare anche l'aiuto di Dio.
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[204]
IL NIBBIO CHE VOLEVA NITRIRE
Il nibbio, durante il primo periodo della sua esistenza, aveva posseduto una voce, certo non bella, ma comunque acuta e decisa. Egli, per, era sempre stato nutrito da una incontenibile invidia di tutto e di tutti.
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[205]
Sapeva di essere imparentato con l'aquila, ma questo, invece di costituire un vanto, non faceva altro che alimentare la sua gelosia: capiva di essere inferiore e si rodeva dalla rabbia per questo. Invidiava gli uccelli variopinti come il pappagallo e il pavone, lodati e vezzeggiati da tutti.
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[206]
Inoltre, si mostrava sprezzante nei riguardi dell'usignolo, dicendo tra s: "S, ha una bella vocetta ma  troppo delicata e romantica! Roba da donnicciole! Se devo cercare di migliorare la mia voce certamente non prender come esempio questo stupido uccello. Io voglio una voce forte, che si imponga sulle altre!"
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[207]
Era un bel giorno di primavera. Il nibbio se ne stava tranquillamente appollaiato sopra un ramo di faggio, riparato dalle fresche fronde della pianta. Inaspettato, giunse un cavallo accaldato che, cercando un po' di refrigerio, and a riposarsi all'ombra dell'albero.
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[208]
Sdraiandosi con l'intenzione di fare un sonnellino, l'equino, inavvertitamente si punse con un cardo spinoso e, dal dolore, lanci un lungo e acutissimo nitrito.
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[209]
"Oh, che meraviglia!" Esclam il nibbio con entusiasmo. Questa  la voce che andrebbe bene per me: acuta, imponente e inconfondibile!" Il nibbio cominci da quel mattino, ad esercitarsi nell'imitazione di quel verso meraviglioso. Prov e riprov scorticandosi la gola, ma inutilmente.
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[210]
Quando, dopo molti tentativi senza successo, si rassegn a tornare alla sua voce originale, ebbe una brutta sorpresa: gli era sparita a furia di sforzarla! Cosi dovette accontentarsi di emettere un suono insignificante e rauco per tutta la vita!
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[211]
IL NIBBIO E IL SERPENTE
Un giovane serpentello se ne andava tranquillo strisciando fra una pietra e l'altra, godendosi i caldi raggi del primo sole primaverile. L'aria era tiepida e carica di un buon profumo di fiori e ogni animale si sentiva rasserenato da quel clima dolce.
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[212]
Il piccolo serpente si muoveva piano nel prato quando all'improvviso una spaventosa ombra si proiett sul suo cammino. L'animale preoccupato alz il testino per guardare da dove provenisse la macchia scura e solo allora scopri che un terribile nibbio stava puntando dritto dritto su di lui!
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[213]
Il poverino non ebbe nemmeno il tempo di scappare perch in un lampo il volatile gli piomb addosso afferrandolo con il becco. Il serpente fu, cos, sol levato in cielo da quel rapace che, senza avere piet per le sue grida vol via il pi velocemente possibile.
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[214]
"Lasciami andare!" Implorava lo sfortunato animaletto "Non ti ho fatto niente!" Ma il nibbio non l'ascolt neppure. A quel punto il serpentello si rivolt su se stesso e con un'abile mossa diede un morso al suo nemico.
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[215]
Finalmente il volatile colpito dal veleno della sua preda fu costretto ad aprire il becco liberando il serpente che cadde a terra senza farsi male.
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[216]
Il nibbio invece, con la vista annebbiata e senza pi forze a causa del morso velenoso, precipit sul terreno a peso morto riportando parecchie ferite.
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[217]
Quando il volatile era ancora stordito, il serpentello gli si avvicin e gli disse: "Ben ti sta! Io non volevo farti del male ma tu mi ci hai costretto e adesso ne paghi le conseguenze!"
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[218]
Trascorsero due giorni interi prima che il nibbio potesse riprendere a volare ma, a partire da quella volta egli si tenne sempre ad una certa distanza da tutti i serpenti!
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[219]
IL NOCE
Un noce cresciuto al margine di una strada e bersagliato dalle sassate dei passanti, disse tra s sospirando: "Ma son proprio un disgraziato, io! Continuo tutti gli anni a procurarmi insulti e dolori!"
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[220]
Questa favola allude a certe persone le quali, dai propri beni, non ricavano che dolori.
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[221]
IL PASTORE CHE INTRODUCEVA IL LUPO NELL'OVILE E IL CANE
Un pastor, dentro l'ovil spingendo il gregge, insieme un lupo per poco non ci chiuse. Ma il cane se n'avvide. "Bravo!", gli disse, "staranno bene, codeste pecorelle, se dentro un lupo ci metti in compagnia!".
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[222]
La compagnia dei malvagi pu procurare gravi danni ed essere anche causa di morte.
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[223]
IL PASTORE E LE SUE PECORE
Un pastore aveva condotto le sue pecore in un bosco di querce. Vedendo un albero grandissimo carico di ghiande, stese a terra il mantello e and s, per scuoterne i frutti. Le pecore, mangiando le ghiande, senza accorgersene; gli mangiarono insieme anche il mantello.
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[224]
Quando il pastore fu sceso, avvedendosi del guaio, esclamo: "Brutte bestiacce! fate la lana per i vestiti degli altri, e a me che vi d da mangiare avete portato via anche il mantello".
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[225]
Cos molti uomini, per ignoranza, beneficiano degli estranei con cui non hanno nulla a che fare e si comportano villanamente con i loro familiari.
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[226]
IL PESCATORE CHE BATTEVA L'ACQUA
Un pescatore pescava in un fiume. Dopo aver teso le reti e sbarrato la corrente dall'una all'altra riva, batteva l'acqua con una pietra legata a una funicella, perch i pesci, fuggendo all'impazzata, andassero ad impigliarsi tra le maglie.
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[227]
Vedendolo intento a quest'operazione, uno degli abitanti del luogo si mise a rimproverarlo perch insudiciava il fiume e rendeva loro impossibile di bere un po' d'acqua limpida. E quello rispose: "Ma se non intorbido cos l'acqua, a me non resta che morir di fame".
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[228]
Cos anche negli Stati, per i demagoghi gli affari vanno bene specialmente quando essi son riusciti a seminare il disordine nel loro paese.
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[229]
IL PIPISTRELLO, IL ROVO E IL GABBIANO
Molto tempo fa, un pipistrello, un rovo e un gabbiano si riunirono in un isolotto per formare una strana societ commerciale fondata sulla vendita di stoffe e di rame.
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[230]
Il rovo possedeva una buona quantit di lana, seta e cotone procurate grazie al duro lavoro dei suoi antenati. Egli aveva conservato i suo averi nell'attesa di una buona occasione per poterli rivendere.
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[231]
Il pipistrello, essendo il pi abile dei tre negli affari, si prodig per procurare il denaro necessario per l'acquisto di una buona imbarcazione sulla quale trasportare il materiale fino al continente.
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[232]
Per riuscirvi fece parecchi debiti con degli strozzini ai quali avrebbe dovuto restituire il doppio dei soldi prestati. Comunque, con il discreto gruzzoletto che ebbe a disposizione egli compr una piccola barca a remi.
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[233]
Il gabbiano invece aveva adocchiato un buon quantitativo di rame abbandonato da qualche mercante. Munitosi di pazienza recuper tutto quel tesoro che sarebbe servito per la loro societ.
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[234]
Giunse infine il gran giorno. I tre avevano caricato ogni cosa sulla barchette ed erano ormai pronti per partire. "Speriamo che questa barca sia abbastanza robusta!" Disse il gabbiano preoccupato. "Se il tempo si manterr calmo andr tutto benissimo". Rispose il pipistrello.
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[235]
Finalmente gli amici si imbarcarono e partirono. Ma durante la sera, un terribile temporale fece ribollire le acque del mare le cui onde gigantesche inghiottirono senza piet la piccola barca. I tre compagni fortunatamente si salvarono perdendo per ogni cosa.
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[236]
Da quel giorno il pipistrello incapace di ripagare i debiti usc solo di notte per evitare di incontrare gli strozzini che volevano indietro il loro denaro.
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[237]
Il gabbiano impar a rimanere appollaiato sopra scogli marini nella speranza che le acque gli restituissero il suo rame.
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[238]
Infine, il rovo aguzz le sue spine strappando i vestiti dei passanti nell'attesa di ricostruire, con i brandelli procurati, il suo prezioso patrimonio di stoffe ormai perdute.
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[239]
IL RAGAZZO CHE FACEVA IL BAGNO
Una volta un ragazzo che faceva il bagno in un fiume stava per affogare. Vedendo uno che passava di l si mise a chiamarlo, che lo aiutasse. Quello cominci a fargli rimproveri per la sua imprudenza.
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[239]
"Ma salvami, adesso" gli disse il fanciullo. "Poi, quando m'avrai salvato, farai la predica". Questa favola si applica a coloro che offrono spontaneamente lo spunto agli altri per offenderli.
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[240]
IL RANOCCHIO MEDICO E LA VOLPE
Standosene nel suo pantano, un ranocchio annunciava un giorno a gran voce a tutti gli animali: "Io sono un medico e pratico di ogni sorta di cure". E la volpe, udendolo disse: "Ma come potrai guarire gli altri, tu che sei zoppo e non sei capace di curare te stesso?".
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[241]
Come potr insegnare agli altri chi  digiuno di scienza. Questa  la morale della favola.
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[242]
IL SOLE E LE RANE
Si celebravano, in piena estate, le nozze del Sole. Tutti gli animali ne erano lieti, e anche le ranocchie si davano alla pazza gioia.
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[243]
Ma una di esse salt s: "Perch tutta questa allegria, o sciocche? Se, una volta sposato, il Sole metter al mondo un figlio come lui, che cosa mai non ci toccher patire, dato che ora, da solo, riesce gi a farci seccare tutti i pantani?"
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[244]
Ci sono molti uomini con poco sale in zucca che festeggiano avvenimenti per cui non ci sarebbe proprio ragione di rallegrarsi.
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[245]
IL TOPO DI CAMPAGNA E IL TOPO DI CITTA'
Il topo cittadino da quel dei campi ch'era suo amico s'ebbe un invito a pranzo, e tosto lieto part per la campagna. Ma il pranzo era erba e grano.
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[246]
"Vedi", gli disse, "che vita da formica meni, mio caro! E io d'ogni ben di Dio piena ho la casa; tu vieni meco, ch ti dar di tutto". Verso la citt trottan gli amici tosto. L'ospite ostenta legumi e fichi secchi e cado e pane, datteri, miele e frutta.
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[247]
L'altro, stupito, di cuore lo ringrazia, il triste suo destino maledicendo. Ma quando il pranzo s'apprestano a gustare, capita un tale che l'uscio ti spalanca. I miseri al rumore, con un sussulto, corron dentro le buche del pavimento. 
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[248]
Ne escon poi fuori, per via dei fichi secchi, ecco entra un altro, per non so qual faccenda. Scorgendolo, i meschini dentro le buche, in cerca di salvezza, balzan di nuovo.
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[249]
Il campagnolo allora, passando sopra all'appetito, sospira e dice all'altro: "Amico, addio! Saziati pur ben bene, goditi il pranzo con tutte le sue gioie, tutti i rischi e tutte quante le paure! Io meschinello, campando a grano ed erbe, senza sospetto vivr, senza timore".
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[250]
E' meglio assai, dice la favoletta, vivere in santa pace vita modesta, che far del lusso sempre fra i batticuori.
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[251]
IL TOPO E LA RANOCCHIA
Un dolcissimo topolino di campagna, col musetto simpatico e due occhioni scuri, vagando tutto solo per i campi, incontr un bel giorno una buffa sgraziata ranocchia. Osservandosi al principio dubbiosi, i due fecero ben presto amicizia.
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[252]
"Sai, mi piacerebbe sapere come ti procuri il cibo!" Chiese quella. " Oh, b," borbott il topolino con la testa bassa "non  che io sia un gran campione... anzi, faccio enorme fatica a trovare qualcosa da mettere sotto i denti"
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[252]
"Ehi!" Grid la rana "che ne diresti se andassimo insieme a caccia di cibarie? In due di sicuro avremmo pi fortuna! Potremmo legarci con una catena l'un all'altro cos da essere sicuri di non perderci!"
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[253]
Il topolino rimase un istante a riflettere, quindi disse: " Mi sembra una buona idea!" E cos fecero. Legati insieme i due si diedero da fare per cercare del cibo e bisogna dire che ne trovarono proprio tanto! Quando, alla fine della giornata furono veramente sazi, si in camminarono verso casa.
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[254]
Ancora incatenati, giunsero allo stagno della ranocchia e questa, senza pensarci due volte, si tuff decisa nell'acqua trascinandosi dietro il povero topino che, non sapendo nuotare si mise a urlare e cominci a dibattersi per non annegare.
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[255]
Un nibbio, osservando dal cielo tutto quel trambusto e vedendo il povero topo ormai privo di sensi pens di aver trovato un buon bocconcino. Si precipit allora sullo stagno e afferr con gli artigli il corpo del topino al quale era legata anche la ranocchia.
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[256]
Risvegliato dalle grida della rana, il topolino inizi, coi suoi dentini aguzzi, a morsicare le zampe del volatile il quale apr gli artigli per il male e li lasci ricadere.
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[257]
I due toccarono il suolo senza farsi male ma decisero subito di togliersi quella catena che gli aveva procurato tanti guai!
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[258]
IL TORDO
Un tondo andava a cibarsi in una macchia di mirti, e tanto eran dolci quelle bacche che non sapeva staccarsene. Un uccellatore osserv che il luogo gli piaceva, vi mise le panie e ce lo prese.
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[259]
"Me infelice!", esclam il tordo prima di morire, "Ecco che per il gusto della gola ci rimetto la vita". Questa  una favola che si adatta a uno di quegli uomini sregolati che si rovinano per amor dei piaceri.
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[260]
IL TROMBETTIERE
Il trombettiere, preso dal nemico mentre chiamava a raccolta l'esercito, si mise a gridare: "O soldati, non ammazzatemi cos alla leggera e senza alcun motivo. Io non ho mai ucciso nessuno di voi e, all'infuori di questa tromba non posseggo altra arma".
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[261]
"Ragion di pi per ammazzarti", risposero quelli; "non sei capace di combattere tu, e inciti gli altri a farlo". La favola mostra che i pi colpevoli sono coloro che incitano al male i principi cattivi e crudeli.
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[262]
IL VENTRE E I PIEDI
Il ventre e i piedi disputavano chi di loro fosse il pi forte, e i piedi continuavano a dire che, in fatto di forza, erano tanto superiori, che il ventre stesso si faceva portare a spasso da loro.
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[263]
"Cari miei, se non ci fossi io a darvi da mangiare, neanche voi sareste in grado di portarmi", rispose il ventre. Cos, anche in un esercito, il numero non conta nulla, se non ci sono dei capi col cervello a posto.
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[264]
L'ABETE E IL ROVO
Disputavano tra loro l'abete e il rovo. L'abete si vantava, dicendo: "Io sono bello; io sono slanciato; io sono alto; io servo per i tetti dei templi e per le navi. Come osi misurarti con me?".
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[265]
Ma il rovo osserv: "Se ti venissero in mente le scuri e le seghe che ti faranno pezzi, certo preferiresti essere un rovo anche tu". Non  il caso di esaltarsi per la propria gloria in questa vita, perch l'esistenza degli umili  di pericoli.
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[266]
L'ALCIONE
L'alcione  un uccello amante della solitudine, che vive sempre sul mare e fa, dicono, il suo nido sugli scogli vicini alla costa, per sfuggire alla caccia degli uomini.
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[267]
Un giorno un alcione che stava per deporre le uova, posandosi su di un promontorio, scorse una roccia a picco sul mare, e and a farci il nido.
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[268]
Ma una volta, mentre esso era fuori in cerca di cibo, accadde che il mare, gonfiato dal soffio impetuoso del vento, si sollev fino all'altezza del nido e lo inond, affogando i piccoli.
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[269]
Quando, al suo ritorno l'alcione vide quel che era accaduto: "Me misero", esclam, "per guardarmi dalle insidie della terra mi rifugiai sul mare; e il mare mi si  dimostrato ben pi infido di quella."
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[270]
Questo capita anche a certi uomini, che, mentre si guardano dai loro nemici, senz'avvedersene, vanno a cascare in mezzo ad amici che sono ben peggiori di quelli.
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[271]
L'AQUILA DALLE ALI MOZZE E LA VOLPE
Una volta un'aquila fu catturata da un uomo. Questi le mozz le ali e poi la lasci andare, perch vivesse in mezzo al pollame di casa. L'aquila stava a capo chino e non mangiava pi per il dolore: sembrava un re in catene.
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[272]
Poi la comper un altro, il quale le strapp le penne mozze e, con un unguento di mirra, gliele fece ricrescere. Allora l'aquila prese il volo, afferr con gli artigli una lepre e gliela port in dono.
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[273]
Ma la volpe che la vide, ammon: "I regali non devi farli a questo, ma piuttosto al padrone di prima: questo  gi buono per natura; l'altro invece  meglio che tu lo rabbonisca, perch non ti privi delle ali se ti acchiappa di nuovo".
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[274]
Sta bene ricambiare generosamente i benefattori, ma bisogna anche guardarsi prudentemente dai malvagi.
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[275]
L'ASINO CHE LODAVA LA SORTE DEL CAVALLO
L'asino decantava la sorte del cavallo, perch era nutrito senza economia e fatto segno a tutte le cure, mentre esso non aveva nemmeno paglia a sufficienza e doveva sopportare tante fatiche.
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[276]
Ma quando son l'ora della guerra, un soldato in armi balz sul cavallo, portandolo da una parte e dall'altra, e finalmente lo lanci nella mischia contro il nemico, dove la bestia cadde colpita a morte. A questa vista l'asino cambi parere, e compianse il cavallo.
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[277]
La favola mostra che non bisogna invidiare i potenti e i ricchi, ma star contenti della povert, pensando all'invidia e ai pericoli da cui essi sono circondati.
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[278]
L'ASINO E IL CAGNOLINO OVVERO IL CANE E IL SUO PADRONE
Un tale che possedeva un cagnolo maltese e un asino, continuava a far moine al cane e, se per caso andava fuori a pranzo, portava a casa qualche bocconcino per gettarglielo, quando la bestiola gli veniva incontro scodinzolando.
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[279]
Allora l'asino, geloso, corse incontro al padrone e, a forza di saltellare, gli lasci andare un calcio. Adirato, il padrone ordin di allontanarlo a randellate e di legarlo alla greppia. La favola mostra che non tutti sono nati per le stesse cose.
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[280]
L'ASINO E IL CANE CHE VIAGGIAVANO INSIEME
Un asino e un cane che facevano strada insieme, trovarono per terra una lettera chiusa. L'asino la raccolse, spezz i suggelli, l'aperse e si mise a leggerla al cane che ascoltava. Nella lettera si parlava di roba da mangiare, voglio dire di fieno, di orzo, di paglia.
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[281]
Mentre l'asino leggeva tutte quelle cose, il cane se ne stava l annoiato e poi gli disse: "Guarda un po' pi avanti, caro, che saltando tu non trovi anche qualche informazione che riguardi carne o ossa".
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[282]
L'asino scorse tutta la lettera ma non ci trov niente di quel che il cane cercava; e allora questo soggiunse: "Buttala pur via, mio caro, non c' niente di interessante".
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[283]
L'ASINO E IL MULO CHE PORTAVANO UN CARICO EGUALE
Un asino e un mulo avanzavano uno accanto all'altro. L'asino, osservando che i loro due carichi erano eguali, era indignato e si lamentava, perch il mulo, che pur era ritenuto degno di una doppia razione, non portava nulla pi di lui.
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[284]
Ma quando ebbero proceduto alquanto nella via, l'asinaio s'avvide che l'asino non poteva reggere, e allora gli tolse una parte del carico, aggiungendolo al mulo.
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[285]
Dopo che ebbero proseguito ancora un poco, vedendo che l'asino era sempre pi stanco, gli tolse di nuovo una parte del carico, e, alla fine, prese tutto quanto e lo pass da lui al mulo.
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[286]
Allora questo diede una sbirciatina all'asino: "Ehi, tu, non ti par giusto, ora, che mi faccian l'onore di una doppia razione? ". Anche noi, per giudicare la condizione di ciascuno, non dobbiamo guardare come comincia, ma come va a finire.
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[287]
L'ASINO E LE RANOCCHIE
Un asino, con un carico di legna sul dorso, traversava un acquitrino. Scivol, cadde, e, non riuscendo a tirarsi mise a piangere e a lamentarsi.
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[288]
Quando le ranocchie del luogo udirono i suoi lamenti, gli dissero: "Caro mio, tu piagnucoli tanto per esser caduto qui pochi minuti: che cosa avresti mai fatto se ci fossi rimasto tanto tempo come noi? ".
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[289]
Di questa favola potrebbe servirsi uno che affronta coraggiosamente i mali pi gravi, per rivolgersi a un debole che mal sopporta le pi lievi fatiche.
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[290]
L'ASINO VESTITO DELLA PELLE DEL LEONE E LA VOLPE
Un asino si mise addosso la pelle di un leone e andava attorno seminando il terrore fra tutte le bestie. Vide una volpe e volle provarsi a far paura anche a lei.
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[291]
Ma quella, che per caso aveva gi sentito la sua voce un'altra volta, gli disse: "Sta' pur sicuro che, se non ti avessi mai sentito ragliare, avresti fatto paura anche a me".
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[292]
Cos ci sono degli ignoranti che, grazie alle loro false apparenze, sembrerebbero persone importanti, se la smania di parlare non li tradisse.
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[293]
L'AVARO
Un avaro aveva liquidato tutto il suo patrimonio e l'aveva convertito in una verga d'oro; poi l'aveva sotterrato in un certo luogo, sotterrandoci insieme la sua vita e il suo cuore, e tutti i giorni andava a farci un' ispezione.
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[294]
Un operaio lo tenne d'occhio, subodorando la verit, and a scavare e si port via la verga. Dopo un po' arriv anche l'avaro e, trovando la sua buca vuota, cominci a piangere e a strapparsi i capelli.
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[295]
Ma un tale, che l'aveva visto lamentarsi cos dolorosamente, quando ne seppe la ragione, gli disse: "Non disperarti cos, mio caro; tanto, oro non ne avevi nemmeno quando lo possedevi.
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[296]
Prendi una pietra, mettila al suo posto, e immagina d'avere il tuo oro: ti far lo stesso servizio; perch vedo bene che, anche quando il tuo oro era l, tu non ne facevi nulla". La favola mostra che nulla vale possedere una cosa senza goderla.
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[297]
L'IMBROGLIONE
Un imbroglione s'era impegnato con un tale a dimostrare che l'oracolo di Delfi mentiva. Nel giorno stabilito, prese in mano un passerotto e, copertolo col mantello, and al tempio, si ferm in faccia all'oracolo, e gli chiese se quel che teneva tra le mani respirava o no.
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[298]
Se gli fosse stato risposto di no, egli intendeva mostrare il passero vivo: se invece gli fosse stato detto che respirava, l'avrebbe strozzato prima di tirarlo fuori.
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[299]
Ma il dio, comprendendo il suo malizioso proposito, rispose: "Smettila, uomo, perch sta in te far s che ci che hai in mano vivo oppure morto". La favola insegna che la divinit non pu esser colta in fallo.
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[300]
L'ORTOLANO CHE INNAFFIAVA GLI ORTAGGI
Un tale si ferm davanti a un ortolano che innaffiava le sue verdure e gli domand perch mai le piante selvatiche sono fonde e robuste, mentre quelle coltivate sono gracili e stente.
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[301]
E l'ortolano gli rispose: "Perch di quelle la terra  veramente la madre, ma di queste  soltanto la matrigna." Anche tra i ragazzi, chi  allevato dalla matrigna non mangia come quello che ha la propria madre.
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[302]
L'ORTOLANO E IL CANE
Il cane di un ortolano casc in un pozzo, e l'ortolano, per tirarlo fuori, scese gi anche lui. Ma il cane, pensando che egli venisse per cacciarlo pi a fondo, si rivolt al padrone e lo morse.
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[303]
Allora quello, dolorante, se ne torn s dicendo: "Ben mi sta: perch affannarmi tanto per salvare un suicida?". Ecco una favola per gli uomini ingiusti ed ingrati.
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[304]
L'UCCELLATORE E LA PERNICE
Un uccellatore, essendo giunto da lui un ospite a sera tarda e non avendo nulla da imbandirgli, si volse alla sua pernice addomesticata e stava per ucciderla, quando questa cominci ad accusano d'ingratitudine, perch intendeva ammazzarla, dopo esser stato tanto aiutato da lei che attirava gli uccelli della sua razza e glieli consegnava.
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[305]
"Ma questa ", disse lui, "sar una ragione di pi per sacrificarti, se non risparmi nemmeno i tuoi fratelli!" La favola mostra che chi tradisce i suoi familiari, non acquista solo l'odio delle vittime, ma anche quello di chi si giova del suo tradimento.
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[306]
L'USIGNOLO E LA RONDINE
La rondine consigliava all'usignolo a nidificare, come lei, sotto il tetto degli uomini e a condividere la loro dimora. Ma quello rispose: "Non desidero ravvivare la memoria delle mie antiche sventure; per questo vivo nei luoghi solitari.
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[307]
Chi  stato colpito da una sventura cerca di sfuggire persino il luogo dove questa gli accadde.
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[308]
L'USIGNOLO E LO SPARVIERO
Posato su un'alta quercia, un usignuolo, secondo il suo solito, cantava. Lo scorse uno sparviero a corto di cibo, gli piomb addosso e se lo port via.
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[309]
Mentre stava per ucciderlo, l'usignuolo lo pregava di lasciarlo andare, dicendo che esso non bastava a riempire lo stomaco di uno sparviero: doveva rivolgersi a qualche uccello pi grosso, se aveva bisogno di mangiare.
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[310]
Ma l'altro lo interruppe, dicendo: "Bello sciocco sarei, se lasciassi andare il pasto che ho qui pronto tra le mani, per correr dietro a quello che non si vede ancora! ".
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[311]
Cos, anche tra gli uomini, stolti sono coloro che, nella speranza di beni maggiori, si lasciano sfuggire quello che hanno in mano.
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[312]
LA CICALA E LA VOLPE
Una cicala cantava sull'alto di una pianta.
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[313]
Una volpe, che aveva voglia di mangiarsela, escogit una trovata di questo genere: si ferm l dirimpetto e cominci a far meraviglie per la dolcezza del suo canto e a pregarla di scendere, dichiarando che desiderava vedere com'era grossa la bestia dotata di una voce cos potente.
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[314]
La cicala, che sospettava il suo gioco, stacc una foglia e la gett gi. La volpe le si precipit addosso, come avrebbe fatto con la cicala.
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[315]
E quella: "Ti sei sbagliata, cara mia, se speravi che io scendessi. Io, dal giorno che ho veduto delle ali di cicala in un cacherello di volpe, delle volpi non mi fido". Le sventure del prossimo rendono accorti gli uomini di buon senso.
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[316]
LA CICALA E LE FORMICHE
In una giornata d'inverno le formiche stavano facendo seccare il loro grano che s'era bagnato. Una cicala affamata venne a chiedere loro un po' di cibo.
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[317]
E quelle le dissero: "Ma perch non hai fatto provvista anche tu, quest'estate?". "Non avevo tempo", rispose lei, "dovevo cantare le mie melodiose canzoni". "E tu balla, adesso che  inverno, se d'estate hai cantato!", le dissero ridendo le formiche.
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[318]
La favola mostra che, in qualsiasi faccenda, chi vuol evitare dolori e rischi non deve essere negligente.
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[319]
LA CORNACCHIA E IL CANE
Una cornacchia che offriva ad Atena una vittima, invit un cane al banchetto sacrificale. "Perch sprechi i tuoi quattrini in sacrifici?", le chiese il cane. "Tanto,la dea ti ha cos in uggia che impedisce alla gente di credere ai tuoi presagi".
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[320]
E la cornacchia: "Ma io le offro i sacrifici proprio per questo. Cerco di conciliarmela, dato che mi vede di mal occhio". Cos ci son molti che, per paura, non esitano a beneficare quelli che li odiano.
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[321]
LA CORNACCHIA E IL CORVO
La cornacchia, gelosa del corvo, il quale d auspici agli uomini, prevede il futuro ed  perci da essi invocato come testimonio, si mise in testa di fare altrettanto.
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[322]
Vedendo passare dei viandanti, vol su un albero e piantatasi l, cominci a gracchiare a tutta forza. Al suono della sua voce, quelli si volsero spaventati, ma uno disse subito: "Niente, niente, amici, andiamo pure avanti. E' soltanto una cornacchia, e le sue grida non significano nulla".
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[323]
Cos anche tra gli uomini, chi si mette a gareggiare coi pi potenti di lui non solo non riesce ad uguagliarli, ma si guadagna anche le beffe.
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[324]
LA CORNACCHIA E LA BROCCA
Una cornacchia, mezza morta di sete, trov una brocca che una volta era stata piena d'acqua. Ma quando infil il becco nella brocca si accorse che vi era rimasto soltanto un po' d'acqua sul fondo. Prov e riprov, ma inutilmente, e alla fine fu presa da disperazione.
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[325]
Le venne un'idea e, preso un sasso, lo gett nella brocca. Poi prese un altro sasso e lo gett nella brocca. Ne prese un altro e gett anche questo nella brocca. Ne prese un altro e gett anche questo nella brocca.
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[326]
Ne prese un altro e gett anche questo nella brocca. Ne prese un altro e gett anche questo nella brocca. Piano piano vide l'acqua salire verso di s, e dopo aver gettati altri sassi riusc a bere e a salvare la sua vita.
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[327]
LA FORMICA
Un tempo, quella che oggi  la formica era un uomo che attendeva all'agricoltura e, non contento del frutto del proprio lavoro, guardava con invidia quello degli altri e continuava a rubare il raccolto dei vicini.
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[328]
Sdegnato della sua avidit, Zeus lo trasform in quell'insetto che chiamiamo formica; ma esso, mutata natura, non mut costumi, perch anche oggi gira per i campi, raccoglie il grano e l'orzo altrui e li mette in serbo per s.
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[329]
La favola mostra che chi  cattivo di natura, anche se  gravemente punito, non muta costumi.
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[330]
LA FORMICA E LA COLOMBA
Una formica assetata era scesa in una fontana e, trascinata dalla corrente, stava per affogare. Se n'avvide una colomba e, strappato un ramoscello da un albero, lo gett nell'acqua.
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[331]
La formica vi sal sopra e riusc a salvarsi. Poco dopo, un uccellatore, con i suoi panioni pronti, si avanz per prendere la colomba.
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[332]
La formica lo scorse e diede un morso al piede dell'uccellatore, che, nell'impeto del dolore, gett via i panioni, facendo cos fuggire immediatamente la colomba. La favola mostra che bisogna ricambiare i benefattori.
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[333]
LA FORMICA E LO SCARABEO
Nella stagione estiva la formica s'aggirava per i campi, raccogliendo grano e orzo, e mettendolo in serbo come sua provvista per l'inverno.
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[334]
Lo scarabeo l'osservava e faceva gran meraviglie della sua eccezionale attivit, perch essa s'affannava a lavorare proprio nella stagione in gli altri animali hanno tregua dalle loro fatiche e si danno alla bella vita.
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[335]
La formica non disse nulla, l per l; ma pi tardi, quando sopraggiunse l'inverno, e la pioggia lav via tutto lo sterco, lo scarabeo affamato and da lei, scongiurandola di dargli un po' da mangiare: "Oh scarabeo ", gli rispose quella, "il cibo non ti mancherebbe ora, se tu avessi lavorato allora, quando io m'affaccendavo e tu mi canzonavi".
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[336]
Cos coloro che nel momento dell'abbondanza non pensano al futuro, quando i tempi cambiano, debbono sopportare le pi gravi sofferenze.
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[337]
LA FORTUNA DEL CAVALLO
Un giorno un cavallo, ricco d'ornamenti, venne incontro a un asino che, stanco e carico com'era, tard a dargli la via. "Avrei una gran voglia - disse - di fracassarti a calci ". L'asino non rispose: e con un gemito chiam testimoni gli dei. Pass qualche tempo.
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[338]
Il cavallo durante una corsa, azzopp e fu mandato a servire in campagna. Appena l'asino lo vide tutto carico di letame: " Ricordi - domand - che boria e che pompa? Ah? E che n'hai avuto? Eccoti ridotto alla miseria che prima spregiavi ". I felici che disprezzano l'umile, sanno essi quale sar il proprio domani?
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[339]
LA GALLINA DALLE UOVA D'ORO
C'era una volta una straordinaria gallina che faceva un uovo d'oro al giorno.
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[340]
Il contadino a causa della sua avidit dopo qualche tempo non fu pi soddisfatto dell'unico uovo che la gallina puntualmente gli sfornava: "Scommetto che se la uccidessi diventerei ricchissimo, chiss quanto oro ha dentro la pancia,  inutile stare ad aspettare un misero uovo al giorno!" pens convinto.
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[341]
Ma dovette accorgersi che la prodigiosa gallina non era affatto diversa dalle altre e che dentro di lei non c'era dell'oro come aveva scioccamente immaginato. Cos per non essersi accontentato di ci che aveva rest senza nulla poich ora non poteva contare nemmeno su un uovo al giorno.
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[342]
LA GALLINA E LA RONDINE
Una gallina trov delle uova di serpente e si mise a covarle con cura, finch, a forza di covare, riusc a farle schiudere.
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[343]
La rondine, che era stata a guardarla, le disse: "Ma perch, stolta, vuoi allevare degli esseri che, appena adulti, cominceranno a far del male a te per la prima?". La perversit  incorreggibile, anche se  fatta segno ai pi grandi benefici.
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[344]
LA LEPRE E LA TARTARUGA
La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: Nessuno pu battermi in velocit - diceva - Sfido chiunque a correre come me. La tartaruga, con la sua solita calma, disse: - Accetto la sfida. - Questa  buona! - esclam la lepre; e scoppi a ridere.
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[345]
- Non vantarti prima di aver vinto replic la tartaruga. - Vuoi fare questa gara? Cos fu stabilito un percorso e dato il via. La lepre part come un fulmine: quasi non si vedeva pi, tanto era gi lontana.
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[346]
Poi si ferm, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdrai a fare un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l'altro, e quando la lepre si svegli, la vide vicina al traguardo.
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[347]
Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara. La tartaruga sorridendo disse: "Chi va piano va sano e va lontano".
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[348]
LA MOGLIE E IL MARITO UBRIACONE
Una donna che aveva il marito sempre ubriaco, volendo correggerlo del suo vizio, escogit una trovata di questo genere. Aspett che egli fosse tanto inebetito per la sbornia da essere insensibile come un morto, e, caricatolo sulle spalle, lo port al cimitero, lo mise gi, e se ne and.
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[349]
Quando suppose che avesse smaltito la sbornia, ritorn e buss alla porta del cimitero. "Chi bussa?", chiese lui. E la donna: "Sono quello che porta da mangiare ai morti". E l'altro: "Ma no, mio caro, non da mangiare; portami da bere, piuttosto. Mi strazi l'anima a parlar di mangiare e non di bere".
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[350]
Allora la moglie, battendosi il petto, esclam: "Me disgraziata! Tutta l'astuzia non m'ha servito a nulla: tu, caro il mio marito, non solo non ti sei corretto, ma sei diventato peggiore di prima, perch il tuo vizio  ormai una seconda natura".
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[351]
La favola mostra che non bisogna persistere nei costumi, perch viene un momento in cui l'abitudine si impone a un uomo anche contro la sua volont.
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[352]
LA MOSCA
Una mosca, caduta in una pentola di carne, mentre stava per affogare nel brodo, diceva tra s: "Ebbene, io ho mangiato, ho bevuto, ho fatto il bagno; e se muoio, pazienza!".
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[353]
La favola mostra che gli uomini si rassegnano facilmente alla morte, quando essa sopraggiunge senza sofferenze.
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[354]
LA MULA
Una bella mula rimpinzata di biada si mise a scalpitare, dichiarando ad alta voce a se stessa: "Cavallo dal rapido piede fu mio padre; ed io son tutta lui". Ma un giorno si present la necessit di correre e la mula doveva farlo davvero.
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[355]
Quando ebbe finita la corsa, si sent triste, e le venne in mente, all'improvviso, che suo padre era un asino. La favola mostra che, anche quando le circostanze rendono un uomo famoso, egli non deve mai dimenticare le proprie origini, perch questa vita  piena di incertezze.
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[356]
LA PECORA TOSATA
Stavano tosando malamente una pecora. E quella disse a colui che la tosava: "Se vuoi della lana, taglia pi in su; ma se desideri della carne, ammazzami una volta tanto e smettila di torturarmi a poco a poco". La favola  adatta per coloro che fanno malamente il loro mestiere.
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[357]
LA RONDINE FANFARONA E LA CORNACCHIA
La rondine diceva alla cornacchia: "Io sono una fanciulla, e sono d'Atene, e sono di sangue reale, e son figlia del re d'Atene", e continuava, con la storia di Tereo, e della violenza subita, e del taglio della lingua.
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[358]
"T'han tagliata la lingua", disse la cornacchia, "e hai tanta parlantina! Che cosa mai succederebbe se ce l'avessi?". I fanfaroni, a forza di parlare a vanvera, con i loro discorsi si smentiscono da soli.
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[359]
LA ROSA E L'AMARANTO
Un amaranto cresciuto vicino a una rosa le disse: "Che splendido fiore sei tu. Ti desiderano gli di e gli uomini, ti invidio per la tua bellezza e per il tuo profumo".
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[360]
"O amaranto", gli rispose la rosa, "io non vivo che pochi giorni e anche se nessuno mi recide, appassisco; ma tu fiorisci e vivi sempre cos, in perenne giovinezza". Meglio durare a lungo, contentandosi di poco, che, dopo sfarzo, mutar sorte o magari morire.
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[361]
LA SCIMMIA E IL CAMMELLO
Quello era un giorno particolarmente importante. Infatti, dalla foresta era partito un invito rivolto ai delegati di ogni specie animale che avrebbero dovuto riunirsi in una assemblea durante la quale si sarebbe discusso di un argomento molto serio.
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[362]
Non manc proprio nessuno. Il primo a prendere la parola fu il leone, indiscusso Re degli animali.
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[363]
Nel rispettoso silenzio generale egli disse: "Carissimi sudditi, ci siamo riuniti oggi allo scopo di stabilire una pace duratura tra noi, eliminando ogni diverbio e ogni invidia per riuscire cos ad affrontare insieme gli eventuali pericoli provocati dall'uomo alla natura".
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[364]
Il discorso continu a lungo, sottolineato da applausi di assenso. Erano dunque tutti d'accordo: era necessario unirsi per superare qualsiasi problema. Al termine dell'assemblea, ogni animale prese parte al grande pranzo organizzato per l'occasione.
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[365]
Ci fu cibo in abbondanza e bevande a volont. Quando tutti furono sazi e soddisfatti qualcuno chiese alla scimmia, notoriamente allegra e vivace, di allietare la cerimonia con qualche spettacolo divertente.
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[366]
Questa, senza farsi pregare, sal sulla pedana e con agilit e simpatia diede inizio ad un numero spassosissimo ricco di salti acrobatici, capriole e danze. Estasiati gli spettatori applaudirono come non mai, divertiti dall'abilit di quell'insolito comico.
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[367]
L'unico che rimase in silenzio fu il cammello che, geloso del successo ottenuto dalla scimmia, decise di esibirsi anch'egli sul palco attirando l'attenzione su di s. Questo buffo animale diede il via ad un balletto goffo e sgraziato. Egli non era affatto agile ne' divertente.
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[368]
Tra i fischi generali fu cos costretto a ritirarsi nascondendosi in un angolo dove ripens ai buoni propositi di cui si era discusso durante l'assemblea: certo, per restare tutti uniti ed amici egli doveva cominciare ad ingoiare un po' della propria invidia.
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[369]
LA SCIMMIA E IL DELFINO
Era usanza di coloro che navigavano portare con s cagnolini e scimmie come conforto della navigazione, e un tizio che navigava aveva con s una scimmia. Quando essi giunsero presso capo Sunion, il promontorio dell'Attica, si scaten una violenta tempesta.
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[370]
E poich la nave si capovolse e tutti si gettarono in mare, anche la scimmia nuotava. Un delfino, vistala e pensando che fosse un uomo, la sostenne accompagnandola a riva. Ma quando giunse presso il Pireo, il porto di Atene, chiese alla scimmia se fosse Ateniese di stirpe.
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[371]
Poich essa disse: "S, e di genitori illustri", (il delfino) chiese nuovamente se conoscesse anche il Pireo. E la scimmia, pensando che egli parlasse di una persona, rispose: "S, e sono anche suo grande amico!". E il delfino, sdegnato per una bugia cos grossa, la uccise affogandola.
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[372]
LA SCROFA E LA CAGNA CHE SI INSULTAVANO A VICENDA
La scrofa e la cagna si insultavano a vicenda. La scrofa prese a giurare che lei - per Afrodite! - avrebbe sbranato la cagna. E la cagna, beffarda, le disse: "S, fai bene a giurarmelo su Afrodite, perch tutti sanno che la dea ti vuole un gran bene.
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[373]
Quelli che hanno assaggiata la tua sporca carnaccia, non permette nemmeno che entrino nel suo tempio!". "Ma questa", disse l'altra, " una prova lampante dell'affetto che la dea nutre per me, perch essa respinge chiunque mi uccida o mi faccia in qualche modo del male.
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[374]
Quanto a te, poi, tu puzzi da viva e puzzi da morta". La favola mostra come un abile oratore possa accortamente convertire in elogi gli insulti ricevuti dai nemici.
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[375]
LA TALPA E SUA MADRE
Una talpa, animale cieco di natura, annunzi a sua madre che ci vedeva. Questa, per metterla alla prova, le diede un granello d'incenso e le domand che cos'era.
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[376]
Essa dichiar che era una pietruzza. "Creatura mia", esclam allora la madre, "tu non solo non ci vedi, ma hai perso persino l'odorato!". Cos ci sono dei fanfaroni che promettono l'impossibile e poi fanno figuracce nelle cose pi semplici.
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[377]
LA TARTARUGA E L'AQUILA
Una tartaruga pregava un'aquila perch le insegnasse a volare, e quanto pi questa le dimostrava che era cosa aliena dalla sua natura, tanto pi l'altra insisteva nelle sue preghiere.
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[378]
Allora l'aquila l'afferr tra gli artigli, la sollev in alto, e poi la lasci cadere. La tartaruga casco su una roccia e si fracass. La favola mostra come, a dispetto dei consigli dei saggi, molti si rovinino per voler scimmiottare il prossimo.
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[379]
LA VESPA E IL SERPENTE
Una vespa, posatasi sulla testa di un serpente, lo tormentava, pungendolo senza tregua col suo aculeo. Quello sconvolto dal dolore, non riuscendo a vendicarsi della sua nemica, cacci la testa sotto la ruota di un carro s mor lui insieme con la vespa.
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[380]
La favola mostra che c' della gente disposta a morire pur far morire i suoi nemici.
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[381]
LA VOLPE CHE NON AVEVA MAI VEDUTO UN LEONE
Una volpe che non aveva mai veduto un leone, la prima volta che per caso se lo trov davanti, prov un tale spavento alla sua vista che quasi ne mor. Avendolo per incontrato una seconda volta, si spavent s, ma non proprio come la prima.
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[382]
Quando poi lo vide per la terza volta, trov tanto coraggio da avvicinarglisi e da attaccare persino discorso. La favola mostra che l'abitudine rende tollerabili anche le cose spaventose.
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[383]
LA VOLPE CON LA PANCIA PIENA
Una volpe affamata, vedendo, nel cavo di una quercia, del pane e della carne lasciativi da qualche pastore, vi entr dentro e li mangi. Ma quando ebbe la pancia piena, non riusc pi a venir fuori, e prese a sospirare e a gemere.
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[384]
Un'altra volpe che passava a caso di l, ud i suoi lamenti e le si avvicin, chiedendogliene il motivo. Quando seppe l'accaduto: "E tu resta l", le disse, "finch non sarai ritornata com'eri quando c'entrasti: cos ne uscirai facilmente" Questa favola mostra che il tempo risolve le difficolt.
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[385]
LA VOLPE E IL LEONE
Quella mattina una volpe se ne andava tranquilla per i prati rifioriti dopo la brutta stagione invernale. I profumi della natura le solleticavano le nari accarezzandole la fantasia, permettendole di sognare paesi lontani, belli e sconosciuti.
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[386]
All'improvviso la sua attenzione venne richiamata da un violento ruggito. Era un verso che non aveva mai sentito e, terrorizzata, fugg a nascondersi dietro ad un cespuglio.
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[387]
Da li pot vedere, riparata tra le foglie, il terribile animale che aveva emesso quel suono: si trattava di un leone, una bestia a lei sconosciuta. Spaventata, la povera volpe, scapp via il pi velocemente possibile.
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[388]
Trascorsero un paio di giorni tranquilli dopo quel brutto incontro che sembrava quasi essere stato dimenticato, quando, d'un tratto, la piccola volpe si imbatt ancora nel leone. Questa volta il Re della foresta le apparve proprio davanti ostacolandole il cammino.
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[389]
Essa, impaurita, inizi a tremare come una foglia senza tuttavia fuggire ma rimanendo ferma al suo posto fino a quando il leone non si fu allontanato.
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[390]
La terza volta che la volpe si imbatt in quel grosso e possente animale dal risonante ruggito, scopr che il proprio timore nei suoi confronti andava pian piano assopendosi.
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[391]
Cos, durante il successivo incontro con il leone, si dimostr molto pi calma e riusc persino a guardarlo bene dentro agli occhi salutandolo con un cordiale 'buongiorno!".
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[392]
Infine, quando ebbe ancora modo di vederlo, la volpe prov a parlargli e riusc finalmente a scoprire in lui doti come il coraggio e l'intelligenza.
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[393]
Da quel giorno non si stanc mai di ascoltarlo sicura che, dall'esperienza di un animale cos astuto e bravo cacciatore, avrebbe tratto solo vantaggi.
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[394]
LA VOLPE E IL ROVO
C'era una volta una graziosa volpe dal manto marrone e lucente che viveva in una piccola casetta in mezzo al bosco. Un bel mattino di primavera l'animale usc dalla propria abitazione con l'intenzione di procurarsi una preda per il mezzogiorno.
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[395]
Vagando per la brughiera fischiettando allegramente, la volpe attir l'attenzione di un ingenuo leprottino il quale, incuriosito, le si avvicin per osservarla meglio.
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[396]
L'astuta volpe non si lasci sfuggire l'occasione e sorridendo al cucciolotto gli disse: "Buongiorno a te mio piccolo amico. Cosa fai tutto solo in questi boschi?"
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[397]
Il leprotto divenne improvvisamente diffidente di fronte a tutto quell'interessamento e, indietreggiando piano rispose: "Oh, niente, proprio niente. Anzi, adesso che ci penso, dovevo tornare a casa". Ma la volpe non aveva alcuna intenzione di lasciarsi scappare un bocconcino casi prelibato.
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[398]
Quindi, con un abile balzo si gett sull'animaletto per afferrarlo. Fortunatamente il piccolino, risvegliato dall'improvviso attacco, riusc a schivare l'aggressione con un veloce salto indietro, precipitandosi in una folle fuga verso il limitare del bosco.
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[399]
La volpe lo segu fino a quando non si trov sull'orlo di una grossa buca. Per evitare di cadere nel vuoto l'animale di aggrapp ad una siepe di Rovo graffiandosi e pungendosi con le sue spine.
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[400]
Abbandonando l'inseguimento la povera volpe rimase seduta di fronte al Rovo leccandosi le ferite da questo provocate. "Che stupida sono stata!" Si disse fra s "Mi sono aggrappata alla prima cosa che ho trovato per non cadere in una buca e mi sono procurata solo graffi e punture.
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[401]
Tanto valeva proseguire l'inseguimento e tuffarmi nella fossa". Ma per quel giorno ormai non poteva pi far niente e camminando piano per il male, se ne torn a casa sconsolata.
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[402]
LA VOLPE E IL SERPENTE
Una volpe, vedendo un serpente coricato, fu presa d'invidia per la sua lunghezza, e le venne voglia di uguagliarlo: si stese gi vicino a lui e cerc di tendersi, fino a che, per gli eccessivi sforzi, la malaccorta crep.
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[403]
Questo capita a coloro che si mettono a gareggiare coi pi forti: prima di poterli raggiungere, vanno in malora.
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[404]
LA VOLPE E LA CICOGNA
La volpe e la cicogna erano buone amiche.
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[405]
Un tempo si vedevano spesso, e un giorno la volpe invit a pranzo la cicogna; per farle uno scherzo, le serv della minestra in una scodella poco profonda: la volpe leccava facilmente, ma la cicogna riusciva soltanto a bagnare la punta del lungo becco e dopo pranzo era pu affamata di prima.
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[406]
- Mi dispiace - disse la volpe - La minestra non  di tuo gradimento? - Oh, non ti preoccupare: spero anzi che vorrai restituirmi la visita e che verrai presto a pranzo da me - rispose la cicogna. Cos fu stabilito il giorno in cui la volpe sarebbe andata a trovare la cicogna.
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[407]
Sedettero a tavola, mai i cibi erano preparati in vasi dal collo lungo e stretto nei quali la volpe non riusciva ad infilare il muso: tutto ci che pot fare fu leccare l'esterno del vaso, mentre la cicogna tuffava il becco nel brodo e ne tirava fuori saporitissime rane.
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[408]
- Non ti piace, cara, ci che ho preparato? - Fu cos che la volpe burlona fu a sua volta presa in giro dalla cicogna.
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[409]
LA VOLPE E LA MASCHERA
Una volpe penetr nella casa di un attore e, frugando in mezzo a tutti i suoi costumi, trov anche una maschera da teatro artisticamente modellata. La sollev tra le zampe ed esclam: "Una testa magnifica! ma cervello, niente".
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[410]
Ecco una favola per certi uomini belli di corpo ma poveri di spirito.
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[411]
LA VOLPE E L'UVA
Che fame! - esclam la volpe, che era a digiuno da un paio di giorni e non trovava niente da mettere sotto i denti; girellando qua e l, capit per caso in una vigna, piena di grappoli bruni e dorati.
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[412]
- Bella quell'uva! - disse allora la volpe, spiccando un primo balzo per cercare di afferrarne un grappolo. - Ma com' alta! - e fece un altro salto. Pi saltava e pi le veniva fame: fece qualche passo indietro e prese la rincorsa: niente ancora! Non ce la faceva proprio.
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[413]
Quando si accorse che tutti i suoi sforzi non servivano a nulla e che, continuando cos, avrebbe potuto farsi deridere da un gattino che se ne stava a sonnecchiare in cima alla pergola, esclam: - Che brutta uva!  ancora acerba, e a me l'uva acerba non piace davvero!
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[414]
E si allontan di l con molta dignit, ma con una gran rabbia in cuore.
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[415]
L'AQUILA E LO SCARAFAGGIO
Un'aquila inseguiva una lepre per catturarla. Questa non sapeva come trovare aiuto; cos, visto uno scarafaggio, il solo essere in cui il caso la fece imbattere, si diede a supplicarlo.
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[416]
Lo scarafaggio la rassicur e, appena l'aquila gli si avvicin, prese a scongiurarla perch non gli portasse via la povera lepre. Ma l'aquila non si cur di quel piccolo insetto nero e divor la lepre proprio sotto i suoi occhi.
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[417]
Memore dell'offesa, lo scarafaggio, da allora, prese a seguire l'aquila con costanza: osservava i luoghi dove quella faceva il nido e deponeva le uova; volava al nido, si posava sulle uova e le faceva rotolare provocandone la rottura.
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[418]
Cacciata da tutti i luoghi, l'aquila un giorno si rivolse a Giove e lo preg di procurarle un luogo sicuro, dove poter fare le sue covate. Giove le permise di deporre le uova nel proprio grembo.
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[419]
Ma lo scarafaggio ide uno stratagemma: fece una pallottola di sterco, vol sopra il grembo di Giove e ve lo lasci cadere. Il dio, per liberarsi da quella sporcizia, si alz n piedi con uno scatto e, senza rendersene conto, fece cadere a terra le uova.
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[420]
Da quel tempo, si dice che nella stagione in cui appaiono gli scarafaggi le aquile non facciano il nido.
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[421]
L'ASINO E IL GHIACCIO
C'era una volta un asino stanco che non se la sentiva di camminare fino alla stalla. Era inverno, faceva molto freddo e tutte le strade erano ghiacciate. - Io mi fermo qui - disse l'asino buttandosi per terra.
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[422]
Un passerotto affamato gli si pos vicino e gli disse nell'orecchio: - Asino, tu non sei sulla strada, ma sopra un lago ghiacciato. Stai attento -. L'asino, pieno di sonno, fece un grande sbadiglio e si addorment.
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[423]
Ma il calore del suo corpo incomincio, a poco a poco, a sciogliere il ghiaccio, finch, con uno schianto, il ghiaccio si ruppe. Quando si trov nell'acqua, l'asino si dest allarmato; ma ormai era troppo tardi, ed affog.
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[424]
L'ASINO LA VOLPE E IL LEONE
Un asino ed una volpe fecero amicizia e insieme se ne andarono a caccia. Incontrarono un leone dall'aria minacciosa. La volpe intu il pericolo che stava correndo, gli si avvicin e cominci a parlargli: si impegnava a consegnargli l'asino, in cambio della sua salvezza.
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[425]
Il leone le promise la libert: cos la volpe condusse l'asino verso una trappola e ce lo lasci cadere. Il leone, appena vide che l'asino era nell'impossibilit di fuggire, assal per primo la volpe e poi, con calma, ritorn ad occuparsi dell'animale che era caduto nella trappola.
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[426]
L'ASINO SELVATICO E L'ASINO DOMESTICO
C'era una volta un simpatico asinello selvatico che trascorreva le sue giornate in libert, passeggiando per i campi e mangiando il cibo che trovava.
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[427]
Durante uno dei suoi giri quotidiani ebbe modo di vedere un suo simile, dall'aspetto sano e robusto, che brucava l'erba in un grande prato cintato da un'alta staccionata di legno.
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[428]
Esso, osservando l'animale domestico, pens: "Che bella vita! Lui s che sta bene:  spensierato, senza problemi e con il cibo a volont".
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[429]
In effetti l'altro asino sembrava proprio fortunato: gli venivano serviti due pasti abbondanti al giorno, riposava in una stalla bene attrezzata ed aveva un pascolo meraviglioso a sua disposizione.
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[430]
L'asino selvatico, invece, doveva accontentarsi dei miseri sterpi che riusciva a trovare ai margini della strada, perch i prati ricoperti di erbetta fresca erano tutti privati. Ogni tanto, il povero asinello appoggiava il muso sulla cima della staccionata e, guardando l'altro, lo invidiava da morire.
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[431]
Un giorno, per, il giovane asinello, girovagando tranquillo, incontr sulla via, un animale talmente sovraccarico di legna, sacchi di grano ed altro da non essere in grado di capire di che bestia si trattasse.
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[432]
Quando questa, per reagire ad una violenta frustata del suo padrone, tir un calcio e alz il muso, lo riconobbe: era l'asino domestico che fino a quel giorno aveva tanto invidiato!
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[433]
"Eh, caro mio," gli grid affiancandosi a lui "a questo prezzo non farei mai cambio con te. Nessuno mi comanda, io sono libero e leggero come una libellula. Se poi non mangio bene come te, meglio, mi mantengo in linea. E per sopravvivere mi arrangio".
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[434]
Dopo quell'incontro l'asino selvatico non prov pi alcuna invidia per il suo simile.
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[435]
LE CAGNE AFFAMATE
Certe cagne affamate che avevano visto delle pelli messe a bagno nell'acqua d'un fiume, non riuscendo ad afferrarle, stabilirono tra di loro di ber prima tutta l'acqua, per poter poi arrivare ad esse.
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[436]
Ma and a finire che creparono a forza di bere, prima di giungere a toccare le pelli. Cos ci son uomini che, nella speranza di un guadagno, si sobbarcano a pericolose fatiche e, prima di raggiungere il loro scopo, si rovinano.
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[437]
LE CHIOCCIOLE
Un contadinello faceva arrostire delle chiocciole e, sentendole crepitare, diceva: "Brutte bestie, mentre le vostre case bruciano, voi vi mettete a cantare". La favola mostra che tutto quel che si fa fuori tempo  biasimevole.
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[438]
LE MOSCHE
In una dispensa s'era versato del miele. Le mosche, accorse, se lo succhiavano, e la dolcezza era tale che non sapevano staccarsene.
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[439]
Quando per le loro zampe vi rimasero impigliate e, incapaci di levarsi a volo, esse si sentirono affogare, esclamarono: "Poverette noi! Per un attimo di dolcezza ci rimettiamo la vita". Cos la ghiottoneria  causa di numerosi guai per molte persone.
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[440]
LE RANE CHE CHIESERO UN RE
Le ranocchie, stanche di vivere senza alcuno che le governasse, mandarono ambasciatori a Zeus, pregandolo di largire loro un re. E Zeus, vedendo la semplicit dell'animo loro, butt gi nello stagno un pezzo di legno.
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[441]
A tutta prima, atterrite dal tonfo, le ranocchie si tuffarono nel fondo; ma poi, dato che il legno rimaneva immobile, risalirono a galla, e giunsero a tal punto di disprezzo per il loro re che gli saltarono addosso e vi si accomodarono sopra.
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[442]
Infine, vergognandosi d'avere un sovrano di tal fatta, andarono nuovamente da Zeus, e lo pregarono di mandarne loro un altro in cambio, perch il primo era troppo indolente. Allora Zeus perdette la pazienza, e mand una biscia d'acqua, che cominci ad afferrarle e a divorarsele.
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[443]
La favola mostra che  meglio avere governanti infingardi ma non cattivi, piuttosto che turbolenti e malvagi.
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[444]
LE RANE DEL PANTANO
Due rane, abbandonato il pantano dove abitavano, perch nell'estate s'era prosciugato, andavano cercandone un altro. Capitarono presso un profondo pozzo, e una di esse, quando lo vide, disse all'altra: "Ehi, tu! scendiamo gi insieme in questo pozzo".
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[445]
Ma l'altra le rispose: "E se poi l'acqua secca anche qui, come faremo a uscirne fuori?". La favola mostra che non bisogna mai avventurarsi imprudentemente in un'impresa.
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[446]
LE RANE VICINE DI CASA
Due ranocchie erano vicine di casa: una abitava in stagno profondo e discosto dalla strada, l'altra in una pozzanghera sulla strada stessa.
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[447]
Quella dello stagno consigliava l'altra a trasferirsi da lei, per godere una vita pi comoda e pi sicura, ma questa non le dava retta e diceva che non poteva staccarsi dalla sua dimora abituale; cos and a finire che pass di l un carro e la schiacci.
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[448]
Cos, anche tra gli uomini, ci sono di quelli che, attaccati loro sciocche abitudini, piuttosto che cambiare in meglio, son disposti a morire.
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LE VESPE, LE PERNICI E IL CONTADINO
Vespe e pernici, afflitte dalla sete, andarono da un contadino a chiedergli da bere, promettendo che, in cambio l'acqua, gli avrebbero resi questi servizi: le pernici, di zappargli la vigna, e le vespe, di tener lontani i ladri con i loro pungiglioni, facendovi la guardia tutt'attorno.
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Il contadino rispose: "Ma io ho due buoi, che non promettono nulla e mi fanno tutto; dunque  meglio che dia da bere a loro che a voi". La favola va bene per certi uomini rovinosi che, promettendo di aiutarci, ci recano gravi danni.
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[451]
LE VOLPI SUL MEANDRO
Un giorno un branco di volpi si radun sulle rive del fiume Meandro per abbeverarsi. Ma, per quanto si esortassero a vicenda, non osavano scendere, intimorite dallo scroscio della corrente.
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[452]
Allora una di esse venne fuori a svergognare le compagne e, irridendo alla loro pusillanimit, come colei che si credeva pi brava delle altre, balz arditamente nell'acqua. La corrente la trasport nel mezzo.
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Le compagne, stando sulla riva, le gridavano: Non abbandonarci; torna indietro a farci vedere da che parte si passa per bere senza pericolo! E quella, mentre la corrente la trascinava via: "Devo portare una risposta a Mileto, diceva, e non voglio mancare. Quando torno indietro ve lo far vedere"
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[454]
Questa va a chi si caccia da solo nei guai, per far lo spavaldo.
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PROMETEO E GLI UOMINI
Obbedendo a un ordine di Zeus, Prometeo plasm gli uomini e le bestie. Ma quando Zeus si accorse che le bestie erano molto pi numerose degli uomini, gli ordin di disfare un po' di bestie per ridurle a uomini.
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[456]
Prometeo esegu l'ordine. Ecco perch tutti coloro che la forma umana non l'avevano ricevuta originariamente, hanno da uomo, ma anima da bestia. Ecco una favola buona per un uomo grossolano e bestiale.
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ZEUS E APOLLO
Zeus e Apollo disputavano sul tiro dell'arco. Apollo tese il suo arco e scocc una freccia. Ma Zeus allung un piede, ed eccolo l dove era diretta la saetta d'Apollo. Cos a combattere con i pi forti, non solo non la si spunta ma ci si guadagnano anche le beffe.
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[458]
ZEUS E GLI UOMINI
Zeus, quando ebbe plasmati gli uomini, ordin a Ermes di versarvi dentro l'intelligenza. E quello, fatto un misurino uguale per tutti, cominci a versarla in ognuno essi.
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[459]
Capit cos che agli uomini piccolini, la loro porzione bast per riempirsene e diventare saggi; ma gli uomini grandi e grossi, a cui il liquido non giunse in tutto il corpo, risultarono piuttosto sciocchi. La favola va bene per un uomo grande di corpo ma povero di spirito.
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ZEUS E LA TARTARUGA
Al banchetto nuziale di Zeus erano invitati tutti gli animali. Mancava soltanto la tartaruga. Ignorandone la ragione, il giorno dopo, Zeus le chiese come mai essa sola non era intervenuta al pranzo. "La mia casa  la mia reggia", rispose lei.
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[461]
Ma Zeus, seccatosi, la sua casa, le ordin di caricarsela sulle spalle e di portarsela attorno. Ce ne sono molti, uomini cos, i quali preferiscono vivere modestamente a casa propria che passarsela da signori in casa altrui.
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[462]
ZEUS GIUDICE
Zeus aveva stabilito che Ermes scrivesse le colpe degli uomini sopra dei cocci, deponendoli in un'arca al suo fianco, s che egli potesse assegnare ad ognuno il suo castigo.
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[463]
Ma poi i cocci si mescolarono tra di loro e cos certi arrivano pi tardi e certi pi presto nelle mani di Zeus, per esservi sottoposti al suo infallibile giudizio. Non bisogna meravigliarsi che gli ingiusti e i malvagi non siano pi presto puniti dei loro misfatti.
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